Xiu Xiu Always

3/5
I macro-prolifici Xiu Xiu celebrano i dieci anni di carriera col nono album di studio, dato alle stampe il 28 febbraio scorso e intitolato Always. Si intravede sin dai primi brani come il gruppo, da sempre non amante degli schemi ben delineati e precisi (basti vedere i continui cambiamenti di formazione o i voli pindarici

I macro-prolifici Xiu Xiu celebrano i dieci anni di carriera col nono album di studio, dato alle stampe il 28 febbraio scorso e intitolato Always. Si intravede sin dai primi brani come il gruppo, da sempre non amante degli schemi ben delineati e precisi (basti vedere i continui cambiamenti di formazione o i voli pindarici strutturali delle loro precedenti fatiche), qui sembra darsi una regolata – in tutti i sensi.

Si parte con un ritorno di alcuni ex-membri della formazione, a fornire sostegno al sempre presente Jamie Stewart, continuando poi con una organizzazione interna dei singoli brani molto più rigida e programmatica (senza per questo privarsi degli improvvisi cambi di rotta, accompagnati dalle classiche cacofonie ben presenti nel dna della band). Con una forma-canzone nettamente più standard, gli Xiu Xiu musicalmente appaiono come gli Arcade Fire che incontrano i New Order, mantenendo però i toni cupi e le tematiche poco rassicuranti di sempre. Abbiamo così, sopra il consueto tappeto elettronico, un andamento folkeggiante in pezzi come Joey’s Song, Beauty Town e Honey Suckle, che ricordano nettamente nel cantato Win Butler e soci. Va detto però che queste tracce (pur partendo da ottimi presupposti), mancano a tratti di una dinamica davvero coinvolgente e lasciano a fine ascolto un non marginale senso di incompiutezza. E difatti è nei punti in cui l’elettronica tocca il picco più alto che abbiamo gli Xiu Xiu più ispirati, coinvolti e coinvolgenti. Questo accade nelle finali Born To Suffer e Smear The Queen, in coda alle quali si estendono saettanti sfoghi electro-noise.

Come scritto in precedenza, la tematica dei testi rimane quella (cupa) di sempre. Dal tentativo di suicidio di un ex-membro del gruppo (Chimney’s Afire), alla drammatica scelta di rinunciare ad un figlio (I Love Abortion), alla sfruttamento delle donne nelle fabbriche cinesi (Factory Girl). Ed è su questo lato, più prettamente emotivo, che gli Xiu Xiu colgono al meglio la cruda lezione dei Joy Division (band alla quale hanno sempre dichiarato di ispirarsi): la trattazione di ciò che non è facile, che forse a molti non piace sentire, ma che va detto.

Andrea Suverato


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