OneRepublic – Oh My My

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"Oh My My": un disco che a tratti suona ancora come un banco di prova.


“Oh My My” è il quarto album degli OneRepublic. Un disco che a tratti suona ancora come un banco di prova per Ryan Tedder come fornitore di hit pop per Beyoncé, Adele, ecc. Tedder ha usato il suo orecchio d’oro per i brani da top-chart anche qui: se gli OneRepublic di “Native” (2013) erano geniali a colpo di timpano, quelli di “Oh My My” risultano zirconi. Tuttavia, il problema che si pone all’ascolto, è quello di replicare una playlist ottenendo una pletora di stili in cui non si ravvisa il timbro proprio degli OneRepublic, la loro identità.

In “Oh My My” è evidente che l’assetto sonoro è ben lontano dalla band che ha cominciato a Colorado Springs. L’album è stato registrato in varie località tra cui la Svezia, Tokyo, Milano, Budapest, Berlino, l’Islanda, con un filo conduttore in UK. Il risultato è che gli OneRepublic sembrano appartenere al mondo e questo concetto è ben ascoltabile nell’album.
Cassius in “Oh My My” pulisce il brano con la sua firma caratteristica: le linee di basso dal sapore Euro-pop. Peter Gabriel compare in “A.I.” attraverso un synth-fest che dona alla band un sapore stranamente giocoso.

Anche nei loro momenti più delicati, gli OneRepublic tengono in pugno il gusto. “Kids”, con la sua chitarra pulsante e lo staccato arrangiamento vocale ricorda lontane melodie indie-pop, di cui band come The Naked And Famous sono noti promotori.

L’album trattiene le mosse migliori della band: dagli inni “foot-stomping” (“Lift Me Up” e “Sky”) alle ballate con cori svettanti (“Born” e “Fingertips”). Il ​​cuore degli OneRepublic è un distillato delle influenze di Tedder. Si tratta di una sorta di pot-pourri che, con “Oh My My”, non ha perso la sua fragranza.

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