Aborted Global Flatline

Aborted Global Flatline Recensione 3/5
Con il loro settimo album in studio “Global Flatline”, gli Aborted tornano sotto le luci della ribalta. La formazione belga è stata vittima negli scorsi anni di uno stravolgimento totale di line up – fatta eccezione per il cantante Sven de Caluwé. Grazie al cielo, tutti questi cambiamenti non hanno abbattuto la band, anzi sembrano

Con il loro settimo album in studio “Global Flatline”, gli Aborted tornano sotto le luci della ribalta. La formazione belga è stata vittima negli scorsi anni di uno stravolgimento totale di line up – fatta eccezione per il cantante Sven de Caluwé. Grazie al cielo, tutti questi cambiamenti non hanno abbattuto la band, anzi sembrano averle dato nuova energia. “Global Flatline” è una bomba nucleare che scoppia nelle orecchie,  44 minuti zeppi di riff aggressivi e in cui risalta la voce del frontman, più gutturale e aggressiva che mai. I primi due estratti dall’album, in ordine cronologico la titletrack e “Источник Болезни (The Origin Of Disease)”, sono un esempio della potenza di cui sono capaci i belgi, caratteristica che ha fatto sì che diventassero una delle band di riferimento nella nuova scena death. Il ritmo rallenta (si fa per dire, ovviamente) con “Expurgation Euphoria”, dove a farla da padrona è la melodia. Dire che in questo disco gli Aborted regalino sorprese non corrisponderebbe alla realtà, ma questo full length ha tutte le carte in regola per essere apprezzato dagli amanti del deathgrind.

Claudia Falzone


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