Anthony Green Beautiful Things

3/5
Anthony Green prosegue il suo duplice percorso artistico. Tra un microfono nei Circa Survive e una carriera solista dal 2005, il giovane musicista stavolta sceglie di lanciarsi in un nuovo personalissimo progetto: “Beautiful Things”. Lo stile del cantautore si adatta a scelte compositive variegate, dagli arrangiamenti acustici di “Moon Song” al rock incalzante di “Can’t

Anthony Green prosegue il suo duplice percorso artistico. Tra un microfono nei Circa Survive e una carriera solista dal 2005, il giovane musicista stavolta sceglie di lanciarsi in un nuovo personalissimo progetto: “Beautiful Things”.
Lo stile del cantautore si adatta a scelte compositive variegate, dagli arrangiamenti acustici di “Moon Song” al rock incalzante di “Can’t Have It All at Once”. La voce acuta e aspra di Green è ciò che realmente stuzzica l’ascolto. Se non per alcuni passaggi più energici, infatti, i tredici brani musicalmente non sembrano lasciare il segno. Singolare, poi, l’esperimento di “Do it right”, una performance a cappella che stride col resto del lavoro. L’improvvisazione è stata collocata in cima alla tracklist, ma pare finita li per caso. Per il resto, il disco viaggia su accordi gradevoli, ma non impressionano. “Get Yours While You Can”, singolo che ha anticipato l’uscita di “Beautiful Things”, è tra i brani più riusciti. Nel finale, un pizzico di folk condisce la melodica “Blood Song”.

Riccardo Rapezzi


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