Au Both Lights

Au Both Lights Recensione 3/5
La Portland anno 2012 è ancora terra infatuata dalle esplosione di luci, suoni e colori. Senza dimenticare le progressioni musicali e i collettivi indie. All’interno di questo mondo, il duo degli Au continua il suo percorso con un nuovo disco dal forte suono lisergico virato al pop-folk. L’eclettismo musicale di Luke Wyland, che fa la

La Portland anno 2012 è ancora terra infatuata dalle esplosione di luci, suoni e colori. Senza dimenticare le progressioni musicali e i collettivi indie. All’interno di questo mondo, il duo degli Au continua il suo percorso con un nuovo disco dal forte suono lisergico virato al pop-folk. L’eclettismo musicale di Luke Wyland, che fa la parte del songwriter e si divide tra tastiere, campionature, chitarre, si riunisce per la quarta volta alla batteria di Dana Valatka. Con loro troviamo un manipolo di amici e collaboratori ma soprattutto il sassofono di Colin Stetson. Insieme dal 2005, la band ha fatto passare quattro anni dall’ultimo ottimo capitolo della propria breve storia (“Verbs”). In “Both Lights” il duo appare vivo e vegeto, mettendo a segno un discreto colpo. Escono undici brani coinvolgenti e pieni zeppi di melodie, stratificazioni di strumenti e cose suonate. Tanta energia e vigore al servizio di un connubio sonoro che arriva alle orecchie come un inarrestabile flusso.

Luca Freddi


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