Avantasia The Mystery Of Time

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Ci crede ancora un sacco Sammet, con “The Mystery Of Time” la saga di Avantasia arriva al capitolo numero sei. Che il power metal europeo non abbia oggettivamente più nulla da dire dalla fine degli anni novanta e che possa solamente essere risollevato da un’ipotetica reunion degli Helloween con Kiske dietro al microfono, è qualcosa

Ci crede ancora un sacco Sammet, con “The Mystery Of Time” la saga di Avantasia arriva al capitolo numero sei. Che il power metal europeo non abbia oggettivamente più nulla da dire dalla fine degli anni novanta e che possa solamente essere risollevato da un’ipotetica reunion degli Helloween con Kiske dietro al microfono, è qualcosa di impossibile da accettare per gli appassionati del filone, ma è in realtà una verità abbastanza difficile da contestare. Non per niente, la longevità di Avantasia si è basata anche su derive hard rock e super orchestrali, che alla lunga non aggiungono nulla a quanto già egregiamente esposto nelle prime due release dell’ambiziosa rock opera datate 2001 e 2002.
Detto questo il nuovo album è godibilissimo e denso di ospitate importanti, Michael Kiske su “Where Clock Hands Freeze” fa al solito venire i brividi come negli anni ottanta mentre è la lunga e ben costruita “Savior in the Clockwork” il miglior momento del cd in questione. Nessuna novità, tanta sicurezza e ciò che è oramai lecito aspettarsi da Tobias e soci. Manna per i fans, trascurabile per chiunque altro.

Paolo Sisa


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