Black Taxi We Don’t Know Any Better

3/5
Una giovane band che ha davvero ben poco da invidiare alle formazioni indie più in voga o tipicamente britanniche. I Black Taxi, originari di Brooklyn, sono già al secondo album e per qualità oggettive meriterebbero una visibilità maggiore. Dopo il debutto discografico con “Things of Nature” nel 2009, tornano in studio e realizzano “We Don’t

Una giovane band che ha davvero ben poco da invidiare alle formazioni indie più in voga o tipicamente britanniche. I Black Taxi, originari di Brooklyn, sono già al secondo album e per qualità oggettive meriterebbero una visibilità maggiore. Dopo il debutto discografico con “Things of Nature” nel 2009, tornano in studio e realizzano “We Don’t Know Any Better”. Un lavoro sviluppato su tredici pezzi energici e ben costruiti, dai quali emerge una certa abilità nel fondere le sonorità propriamente rock con quelle elettroniche. Approccio che ricorda i Foals di “Antidotes” e, più genericamente, gli Strokes.
L’avvio vibrante di “Tightrope” mette subito in chiaro l’identità del gruppo. Colpi e riff si mantengono costanti per buona parte del disco calando d’intensità e ritmo, quasi a riprender fiato, in occasione di brani come “Vultures” e “Holding on to Nothing”. Nelle battute finali il quartetto statunitense si affida di nuovo a soluzioni soft, dimostrando di saperci fare anche su trame più melodiche. “We Don’t Know Any Better” non ha bisogno di troppi giri per farsi apprezzare. Ti entra in testa già dalle prime note e procede senza evidenti passi falsi fino all’ultima traccia.

Riccardo Rapezzi


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