Folkstone Il Confine

3/5
A solo un anno da Sgangogatt, i bergamaschi Folkstone tornano sulla scena con il full length “Il confine”, e lo fanno in modo più che convincente. Sono lontani i tempi degli esordi in cui le loro canzoni erano un tripudio di allegria, gli orobici hanno innescato un processo di crescita a partire dal loro secondo

A solo un anno da Sgangogatt, i bergamaschi Folkstone tornano sulla scena con il full length “Il confine”, e lo fanno in modo più che convincente. Sono lontani i tempi degli esordi in cui le loro canzoni erano un tripudio di allegria, gli orobici hanno innescato un processo di crescita a partire dal loro secondo album “Damnati ad Metalla” e che ora, più che mai, fa vedere i suoi frutti.
A partire dai testi, che spaziano dal racconto delle gesta di un personaggio complicato realmente vissuto (“Simone Pianetti”) a riflessioni su vita e morte (su tutte “Frammenti”). Anche dal punto di vista melodico è un disco maturo, capace di alternare brani dal tiro micidiale quale l’estratto “Nebbie”  ad altri che invece mettono in primo piano un’inaspettata dolcezza,  come “Ombre di Silenzio”. Il tutto condito dalle cornamuse che, in entrambe le linee melodiche, si incastrano perfettamente con gli altri strumenti e con la voce di Lore.
Tirando le somme, “Il Confine” è un album ben fatto e potrebbe permettere consacrare i Folkstone come artisti di punta nella scena folk metal italiana.

Claudia Falzone


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