Kate Bush – Director’s Cut

Kate Bush Directors Cut Recensione /5
Sei anni dall’ultima esecuzione in studio. La Bush torna con “Director’s Cut”, una selezione di brani estratti da “The Sensual World” e “The Red Shoes”, rispettivamente del 1989 e del 1993. Una manciata di classici rivisitati in chiave moderna, cercando di mantenere l’eleganza e la delicatezza di sempre. «Un soffio di vita nuova», a dirla

Sei anni dall’ultima esecuzione in studio. La Bush torna con “Director’s Cut”, una selezione di brani estratti da “The Sensual World” e “The Red Shoes”, rispettivamente del 1989 e del 1993. Una manciata di classici rivisitati in chiave moderna, cercando di mantenere l’eleganza e la delicatezza di sempre. «Un soffio di vita nuova», a dirla come Kate. Le armonie dal sapore orientale di “Flower of the Mountain” e i giochi vocali del singolo “Deeper Understanding” guidano fino ai ritmi folk di “The Red Shoes”. Note costrette poi a spengersi in un’interminabile “This Woman’s Work”. Seguono “Moment of Pleasure”, con un pianoforte a fare da spina dorsale e “Top of the City” con le sue esplosioni di piatti. “Rubberband Girl” da una sterzata al disco e il finale è tutto rock ’n’ roll.

Dietro l’apparente desiderio della stessa artista di rivivere i propri anni novanta, sembra celarsi invece l’intenzione di rimanere a galla con un prodotto che, in soldoni, non propone nulla di nuovo. Scelte e risultati che fanno di “Director’s cut” un album per affezionati.

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