Moby Innocents

3.5/5
In Innocents, l’undicesimo album in studio di Moby, tutto sembra essere al posto giusto. In primo luogo la nuova pubblicazione dell’artista americano nasce da un’idea ben precisa. La copertina stessa preannuncia l’intenzione di far luce su alcuni aspetti della condizione umana, ma è nel titolo che risiede la perfetta chiave di lettura: siamo creature innocenti

In Innocents, l’undicesimo album in studio di Moby, tutto sembra essere al posto giusto. In primo luogo la nuova pubblicazione dell’artista americano nasce da un’idea ben precisa. La copertina stessa preannuncia l’intenzione di far luce su alcuni aspetti della condizione umana, ma è nel titolo che risiede la perfetta chiave di lettura: siamo creature innocenti e disorientate. Quello che apparentemente potrebbe sembrare un mero esercizio di stile dal carattere revival, che si discosta dalla svolta attuata negli ultimi anni riabbracciando invece la produzione dell’ascesa, si rivela in realtà una miscela emozionale in cui ogni collaborazione è ben congegnata. Da Wayne Coney dei Flaming Lips a Mark Lanegan dei Screaming Trees, ogni apporto è funzionale. Il piccolo genio di New York non ha di certo sfornato un capolavoro, ma ha proposto un’idea e vi ha costruito intorno i suoi soliti suoni, paradossalmente intimi ed epici al tempo stesso.


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