Panda Bear Tomboy

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Il quarto album di Panda Bear, nome dietro al quale si cela Noah Lennox, meglio conosciuto per la sua militanza nei funambolici Animal Collective, potrebbe persino essere un disco normale. Non si tratta di un brutto lavoro, intendiamoci. Semplicemente il musicista ha preferito normalizzare certi eccessi visionari e frastagliati della propria arte per concedersi 11

Il quarto album di Panda Bear, nome dietro al quale si cela Noah Lennox, meglio conosciuto per la sua militanza nei funambolici Animal Collective, potrebbe persino essere un disco normale. Non si tratta di un brutto lavoro, intendiamoci. Semplicemente il musicista ha preferito normalizzare certi eccessi visionari e frastagliati della propria arte per concedersi 11 tracce relativamente semplici e lineari, che si slargano solari e colme di speranza in un andirivieni di effetti acustici ed elettronici. Il suono limpido delle chitarre la fa da padrone, mentre gli scampoli electro servono per insaporire gli aromi assolati che emanano i vari brani. Molta voglia di cantare, semplicemente, e molta coralità permeano “Tomboy“, il quale avrebbe tutte le carte in regola per vendere pure bene; sentire ad esempio “Surfer’s Hymn” per sincerarsene. Probabilmente i suoi fan, e quelli del collettivo animale, vorrebbero di più, ma quest’opera potrebbe piacere anche al di fuori dell’usuale cerchia di estimatori. Meno follia e più concretezza; strano dirlo di Lennox, ma a noi pare così. In ogni caso buona prova, anche se il meglio c’è da cercarlo altrove.

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