Tack At Whelm

Tack At Whelm Recensione 3/5
Passati i 20 anni di attività, i Technogod cambiano nome, riportando alla memoria quello che fece negli anni ’90 Roger Nelson aka Prince. Qua non c’entra il defilarsi da una major asfissiante, ma comunque la stessa voglia di rendersi liberi. Il gruppo emiliano ha una storia forte, una storia musicale encomiabile che ha raccolto successo (molto)

Passati i 20 anni di attività, i Technogod cambiano nome, riportando alla memoria quello che fece negli anni ’90 Roger Nelson aka Prince. Qua non c’entra il defilarsi da una major asfissiante, ma comunque la stessa voglia di rendersi liberi. Il gruppo emiliano ha una storia forte, una storia musicale encomiabile che ha raccolto successo (molto) anche all’estero con il loro mix di new wave-electro-dub. Negli anni, attraverso le molte pubblicazioni, la loro carica si è diluita via via. Questo ritorno con un’altra veste è di sicuro più accessibile, più melodico e ascoltabile. Come un fluidificante piccoletto ma snello e agile, abile ad instillarsi e a colpire nel segno. Nonostante questa specie di abbordabilità finale del suono i brani tengono fede alla traduzione del titolo del disco: sommergere, sopraffare. Emotività e disturbo a braccetto. Dietro a questa nuova ragione sociale troviamo gli stessi protagonisti di vent’anni fa con un invariato spirito sarcastico pieno di disillusione da buttare dentro ai singoli brani.

Luca Freddi

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