The Drums Portamento

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“Portamento” è qui da intendersi non come postura bensì espressione seicentesca che indica la transizione vocale fra due note. I The Drums, con questo secondo capitolo, allargano i propri orizzonti; se l’omonimo debutto dell’anno scorso era in gran parte debitore degli Smiths, la nuova fatica mantiene sicuramente l’assunto di base, ma sa variare in un

Portamento” è qui da intendersi non come postura bensì espressione seicentesca che indica la transizione vocale fra due note. I The Drums, con questo secondo capitolo, allargano i propri orizzonti; se l’omonimo debutto dell’anno scorso era in gran parte debitore degli Smiths, la nuova fatica mantiene sicuramente l’assunto di base, ma sa variare in un caleidoscopio sonoro che rimbalza dentro di sé gli echi più disparati, dai Beatles ai Cure, passando per una vena wave molto più accentuata rispetto agli esordi, che si estrinseca nell’uso reiterato di tastiere e persino drum machine. “Portamento” è quindi un’opera più complessa e multiforme, come indicano le belle “What You Were” (con sassofono) e “In The Cold“, fra gli apici dell’LP. Difficile dire se sia meglio questo rispetto al predecessore, essendo due lavori molto diversi nell’ispirazione. Tuttavia il complesso statunitense ha dimostrato di aver ben assorbito l’abbandono del chitarrista Adam Kessler, e soprattutto ha svelato di non essere un bluff in grado di azzeccare un disco e un paio di singoli, bensì di sapersi rinnovare e di avere ancora molto da dire nell’ambito del pop di qualità. Ricicla una gran quantità di roba, ma lo fa con stile. Pollice in su.

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