The War On Drugs Slave Ambient

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Dopo tre ep, “Wagonwheel Blues” e cinque anni di cambi di formazione, i The War On Drugs sfornano l’ultima creatura: “Slave Ambient”. Il tutto sotto la leadership del chitarrista-cantante Adam Granduciel. I suoni uditi nel disco lasciano prevalere intrecci di chitarre e synth con una buona qualità generale e, soprattutto, armonia. Quello che se ne

Dopo tre ep, “Wagonwheel Blues” e cinque anni di cambi di formazione, i The War On Drugs sfornano l’ultima creatura: “Slave Ambient”. Il tutto sotto la leadership del chitarrista-cantante Adam Granduciel. I suoni uditi nel disco lasciano prevalere intrecci di chitarre e synth con una buona qualità generale e, soprattutto, armonia. Quello che se ne ricava è un giusto compromesso tra i suoni sporchi e quelli puliti. Tra i brani proposti si nota una certa piacevole mistura di acustico (“Best Night”, “Brothers”,  “I Was There”) e distorto (“Your Love Is Calling My Name”, “Original Slave”). I TWOD sembrano essere diventati uno dei classici esempi di gruppi senza barriere musicali abbattendo ogni preconcetto di genere. Così vi si possono intravedere colorate note New Wave o, forzando un po’ il paragone, nei brani rock, qualcosa di U2 vecchio stampo. Il disco si inserisce alla perfezione nel filone rock del nuovo millennio. Potrebbe non piacere ma, quantomeno, provate ad ascoltarlo.

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