Source – Return To Nothing

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I Source si propongono non di creare musica nuova, ma di inserirsi dentro un bisogno e una mancanza all’interno di un genere, quello del progressive metal, che ha bisogno di musicisti tecnicamente eccellenti e di idee fresche per creare musica godibile, potente e per palati fini.

Quanto è passato ormai dall’ultima musica nuova dei Tool? Tantissimo. Una generazione. I fan in astinenza ora possono intrattenersi ascoltano la proposta di questa giovane band che si approccia al progressive metal, i Source.

‘Return To Nothing’ è il loro primo album di studio, un trio la cui fonte primaria di ispirazione è chiara ed evidente già dalle prime note del disco, affidate a ‘Forgiveness’. I Tool, con il loro basso prepotente e oscuro, le metriche mai lineari e banali, le linee vocali suadenti come un serpente nell’ombra ma di cui non ci si può fidare perché possono esplodere da un momento all’altro. Chiaramente nel caso dei Source si parla di una proposta progressive, con pezzi che si attestano intorno alla decina di minuti di media, strutturati in maniera ramificata con cambi di atmosfere, riff vari e melodie che accelerano, si fermano, rallentano, cambiano più volte, ma dando punti di riferimento ben precisi che rendono l’ascolto mai banale ma non criptico. L’ascolto è piacevole e non risulta mai stucchevole, pesante, scorre con una facilità disarmante per il genere, con alcuni tocchi di produzione che ne modernizzano e alleggeriscono i fianchi, smussano gli spigoli, creando un lavoro articolato ma ascoltabile, dove si possono godere le melodie e la potenza dei ruggiti, dove il cantante chitarrista Ben Gleason racchiude in se la versatilità del cantato di Maynard e la potenza dei riff di Adam Jones, uniti al mistero e alla tribalità dei momenti più calmi e spirituali.

Impressionante la versatilità e l’abbondanza di idee presenti nei pezzi metricamente più lunghi dell’album, la bellissima ‘The Essence’ e la finale ‘Quadrant’. Il singolo, accompagnato da un bellissimo video con una versione ridotta in minutaggio di un terzo, ‘Memories of Yesterday’ ha tutti gli elementi per soddisfare le esigenze di un pubblico metal progressive che si approccia al genere e a tutti gli orfani dei grandi profeti rimasti a ‘10.000 days’ .

Tutti i tre elementi fanno un lavoro eccellente, il cantato di Ben scende in toni baritonali di stile Opeth per brevi momenti per poi focalizzarsi sulle caratteristiche più consone di melodia piacevolmente pulita. L’impianto ritmico è preciso e potente e mai scontato, senza però lasciare per strada l’attenzione dell’ascoltatore.

I Source si propongono non di creare musica nuova, ma di inserirsi dentro un bisogno e una mancanza all’interno di un genere, quello del progressive metal, che ha bisogno di musicisti tecnicamente eccellenti e di idee fresche per creare musica godibile, potente e per palati fini.
Riuscendoci.

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