Sting – 57th & 9th

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Chi si aspettava il solito noiosissimo "ritorno al rock" con "57th & 9th" è stato smentito: Sting ha pubblicato uno dei suoi più riusciti album solisti.

Per almeno un decennio l’uscita di un nuovo disco solista di Sting è sempre stata accolta con la domanda “cosa pubblicherà ora l’ex Police?”. Una delle menti più creative partorite dal Regno Unito negli ultimi cinquant’anni ha infatti alternato progetti interessanti ma anche tanta noia; in mezzo, una reunion tra il 2007 e il 2008 della band che lo lanciò dritto nello stardome mondiale e la sua attività nell’immensa tenuta in Toscana.

In molti hanno accolto con gioia, ma anche con un retrogusto di timore, il suo ritorno al rock con “57th & 9th“, maturato dopo un quinquennio nel quale, a livello di live, ha alternato il suo “Back To Bass” e tour con Peter Gabriel e Paul Simon. Il risultato è un album che ripercorre gli esordi della sua splendida carriera, ma con uno sguardo all’ultima parentesi sperimentale, che emerge nella parte finale dell’album, e con la consapevolezza degli anni che passano nella simbolica “50000” (“Rockstar don’t ever die, they only fade away”).

Molti ricorderanno “57th & 9th” per il singolo di lancio “I Can’t Stop Thinking About You”, brano costruito su misura per i fan dei Police, ma in realtà siamo di fronte ad uno dei capitoli più freschi dell’intera carriera solista del Pungiglione più famoso del rock: un disco che scorre veloce e con piacere già dal primo ascolto, una vera e propria valvola di sfogo dopo una lunga parentesi artistica ambiziosa ma, a tratti, fin troppo noiosa.

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