Ministri – Tempi Bui

4.5/5
Tempi Bui – Bevo – Il Futuro E’ una Trappola – La Faccia di Briatore – Il Bel Canto – La Casa Brucia – Diritto al Tetto – Berlino 3 – E Se Poi Si Spegne Tutto – Vicenza (La Voglio Anch’io una base A) – Ballata del Lavoro Interinale Tempi bui per i Ministri,

Tempi Bui – Bevo – Il Futuro E’ una Trappola – La Faccia di Briatore – Il Bel Canto – La Casa Brucia – Diritto al Tetto – Berlino 3 – E Se Poi Si Spegne Tutto – Vicenza (La Voglio Anch’io una base A) – Ballata del Lavoro Interinale

Tempi bui per i Ministri, rischiarati solo da case che bruciano “mentre la nonna si pettina” e sole accecante d’estate per avere la faccia come quella di Briatore. E’ un disco che parla chiaro questo, i testi tagliano a fette l’indifferenza e colpiscono lì dove fa più male, come nella punkeggiante “Bevo” sul problema dell’abuso alcolico, di cui peraltro si parla poco nel mondo del rock, o in “La casa brucia”, denuncia al qualunquismo che spesso porta a sconfiggere la noia bruciando la nonna o a spararle “come si fa coi cavalli”.
Non ci sono compromessi, i versi si susseguono in spirali sempre più profonde verso il fondo, pochi gli appigli, ma almeno non scorrono via come l’acqua e fanno pensare. Certo di questi tempi (bui appunto) sembra molto più facile fare un disco dove si denunciano le bassezze morali di un paese a scatafascio, basta affacciarsi dalla finestra per accorgersene, però servono anche le parole giuste, e nella loro profonda immediatezza questa band centra il bersaglio. Massimo esempio di ciò è il sofferto urlo che si dipana in “Il bel canto”, vero centro fumante dell’album, oppure nella fuga sospirata di “Berlino 3”.

Musicalmente i Ministri ricordano il miglior Max Gazzè, vedi “Ballata del lavoro interinale”, e a tratti i Verdena e Tiromancino (“Il Futuro E’ una trappola”), tuttavia la proposta musicale è molto variegata: c’è spazio per il pop di “La Faccia di Briatore” e per il metal alla System of a down in “Vicenza (La Voglio Anch’io una base A)”. Non entusiasma invece il singolo “Tempi bui”, che sa di “già sentito”.

Tirando le somme il lavoro riesce con immediatezza e introspezione sonora a creare un veicolo sottile per suggerire scomode verità, troppo spesso ignorate o occultate. Queste sono tanto fastidiose che quasi non vorresti averle ascoltate… per non alimentare scomodi dubbi forse è meglio mettere su l’ultimo cd di Robbie Williams…

Renato Ferreri

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