Annihilator Feast

annihilator-feast-cover 4.5/5
Il nuovo album degli Annihilator è un fulmine a ciel sereno. “Feast” è una delle migliori produzioni della band di Jeff Waters da vent’anni a questa parte, ogni pezzo del puzzle è al posto giusto e le canzoni risultano varie, aggressive, devastanti e superbe nell’unire velocità e impatto con le conosciute aperture melodiche alle quali

Il nuovo album degli Annihilator è un fulmine a ciel sereno. “Feast” è una delle migliori produzioni della band di Jeff Waters da vent’anni a questa parte, ogni pezzo del puzzle è al posto giusto e le canzoni risultano varie, aggressive, devastanti e superbe nell’unire velocità e impatto con le conosciute aperture melodiche alle quali il gruppo Canadese ha abituato i propri follower. Follower che faticheranno a credere alle proprie orecchie, dall’apertura con “Deadlock” (che richiama nelle strofe il guitar work di “Battered“) alla colossale e conclusiva “One Falls, Two Rise” si ritorna stabilmente in zona fine anni novanta/inizio duemila, quando la doppietta “Criteria For a Black Widow/Carnival Diablos” fece pensare che Waters avesse ancora parecchie frecce al proprio arco.

Il nuovo millennio a dirla tutta è stato abbastanza avaro di soddisfazioni per l’abilissimo chitarrista e songwriter, che ha confermato di aver faticato parecchio nell’andare avanti di fronte a un inevitabile declino commerciale coinciso con lavori che contenevano sì lampi di classe ma non la continuità e l’intensità che possiede invece “Feast”. Cambi di tempo, riff indemoniati con un senso all’interno dei pezzi stessi (sembrerà banale ma è proprio l’amalgama che faceva difetto alle precedenti composizioni, quasi sempre senza una chiara direzione e raffazzonate a colpi di editing) e una solidissima prestazione di Dave Padden, entrato in punta di piedi nel progetto dieci anni fa e ora parte integrante e, per certi versi, indispensabile.

Difficile isolare i momenti migliori, vi basti sapere che se proprio volete skippare una traccia potete farlo con “Smear Campaign”, mentre il resto è tutto su altissimi livelli, inclusa la ballad “Perfect Angel Eyes” che contiene il classico trademark dei pezzi lenti di Waters con arpeggione ultrapop, liriche smielate e banalotte incluse (che volete, “Phoenix Rising” l’ha già scritta eh). Ma è proprio per questo che ci garba una cifra. Nell’edizione deluxe oltretutto sono stati riregistrati alcuni classiconi del tempo che fu, con tanto di produzione bombastica. L’operazione potrà lasciare perplesso chi conosce già le tracce proposte, sarà invece favolosa per chi si approccia solo ora a questa grandissima realtà underground.

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