[Art Rock] Palmer, Amanda – Who Killed Amanda Palmer

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  [Art Rock] Palmer, Amanda – Who Killed Amanda Palmer (2008)   Astronaut: A Short History of Nearly Nothing – Runs in the Family – Ampersand – Leeds United – Blake Says – Strength Through Music – Guitar Hero – Have to Drive – What’s the Use of Wond’rin’? – Oasis – The Point of

 
[Art Rock] Palmer, Amanda – Who Killed Amanda Palmer (2008)
 
Astronaut: A Short History of Nearly Nothing – Runs in the Family – Ampersand – Leeds United – Blake Says – Strength Through Music – Guitar Hero – Have to Drive – What’s the Use of Wond’rin’? – Oasis – The Point of It All – Another Year: A Short History of Almost Something

http://www.whokilledamandapalmer.com/

http://www.roadrunnerrecords.it/

Amanda Palmer dei Dresden Dolls pubblica un disco solista. Stupisce l’esigenza di accantonare il suo compare di scorribande per darsi da fare in solitudine. Quali potranno mai essere le differenze sostanziali che non hanno permesso alle 12 tracce di questo disco di trovare spazio in un album dei Dresden Dolls? Quanto si può essere limitati in una band di due sole persone?

 
Stando alle prime note del disco, la scelta sembra in effetti ingiustificata. Astronaut (primo brano) parte come puoi aspettarti: piano molto percussivo e voce sguaiata a guidare la marcia, atmosfera sarcasticamente scanzonata e tinte dark…

Poi però ti accorgi che le cose non tornano, che tutto è cambiato e nemmeno te ne sei accorto. Stesso discorso per la successiva Runs In The Family e a questo punto capisci, gli arrangiamenti sono tutt’altra cosa, il piano cede il ruolo di primadonna agli archi che aggiungono un alone di grandeur drammatica all’atmosfera alcolica e finto scanzonata che Amanda sa creare così bene.

Pensi di aver capito tutto, ti dici “ah beh… i Dresden Dolls con l’orchestra… fico, ma perché farci un intero disco da sola?”, gridi al bluff e parte la terza traccia (Ampersand) proprio mente Amanda inizia a mostrarti le sue carte. Non è un bluff, mano piena, All-in. Sei in mutande. Letteralmente. Intima, minimale Amanda, ti colpisce con un carico emotivo che ti lascia senza fiato. E mentre ti stai godendo l’illuminazione, ti travolge con una sorta di boogie ubriacato da una big band (leeds united) per poi tornare a farsi introspettiva, soffusa, delicata con blake says e strength through music.

A questo punto il discorso è chiaro: non è possibile scendere così profondamente in sé stessi componendo in coppia e muovendosi all’interno di una proposta circoscritta (per quanto ampia) come il punk cabaret. L’unica strada percorribile è quella intrapresa.

Who Killed Amanda Palmer è una prova intima, con i ritmi e i tempi propri della sua autrice. Amanda sperimenta, grazie agli interventi di tanti ospiti, ed ecco chitarre, bassi, archi, fiati e cori, tutto funzionale a mostrare diversi aspetti di sé e del proprio mondo interiore. Ci sono ovviamente molti degli elementi che ci hanno sempre fatto apprezzare la sua musica, primo fra tutti l’amore per i contrasti e l’eclettismo. Ma il tutto affrontato con un’ottica diversa rispetto ai Dresden Dolls.

Disco quindi straconsigliato a tutti gli amanti della musica libera, intrigante e mai banale (e un must per chi già apprezza i Dresden Dolls). Per chi scrive, miglior disco del 2008.

Stefano Di Noi

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