As I Lay Dying Awakened

4/5
Tra i pesi massimi assoluti della scena metalcore, gli As I Lay Dying continuano a rilasciare emissioni di qualità. Capaci di spostarsi in direzione di un versante maggiormente orecchiabile e con elementi emozionali importanti (con relative clean vocals oramai immancabili in quasi tutti i brani) e un senso per le melodie difficilmente pareggiabile, i ragazzoni

Tra i pesi massimi assoluti della scena metalcore, gli As I Lay Dying continuano a rilasciare emissioni di qualità. Capaci di spostarsi in direzione di un versante maggiormente orecchiabile e con elementi emozionali importanti (con relative clean vocals oramai immancabili in quasi tutti i brani) e un senso per le melodie difficilmente pareggiabile, i ragazzoni di San Diego confezionano con “Awakenedil loro lavoro più fruibile senza che questo perda una virgola in impatto e pesantezza specifica.

Chi conosce e ha seguito la carriera degli AILD ritroverà istantaneamente tutte le coordinate stilistiche che li hanno resi celebri, la produzione a questo giro è curata da Bill Stevenson, preferito al consolidato Dutkiewicz e capace di mantenere alto il voltaggio anche in situazioni più ruffiane (cfr. “Defender” e “My Only Home“) e di aumentarlo a manetta nelle direttissime “Wasted Worlds” e “Whispering Silence“.

Certo, qualche dubbio sul prossimo futuro viene, considerando che dopo tutti questi anni uno sbilanciamento verso il lato maggiormente catchy e con magari meno velocità e densità potrebbe effettivamente essere la strada obbligatoria da percorrere dopo aver pubblicato quello che è, a tutti gli effetti, un bignami completo (usufruibile davvero anche da chi non è avvezzo a suoni estremi) su cos’è stato il metalcore dal 2000 in poi. Ma è un merito, non una colpa. Quasi tutti gli undici brani dell’album valgono il prezzo del biglietto, la varietà magari non sarà la caratteristica maggiore del platter, ma i breakdown devastanti studiati a tavolino, i solos e gli intrecci degli ottimi chitarristi Sgrosso/Hipa, i fill e l’abilità con la doppia di Mancino alla batteria, i growl dell’oramai scafato Lambesis e il contraltare pulitissimo Josh Gilbert regalano all’alba del 2012 l’ennesimo centro per una formazione che ha oramai l’abitudine a non sbagliare quasi nulla. Consigliatissimo.


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