Black Lips – Arabia Mountain

Black Lips Arabia Mountain Recensione 4/5
Saranno anche dei gran cazzoni scassati, ma alla fine hanno buttato fuori sei album in otto anni. Il quartetto di Atlanta si è ormai costruito una stabile fama ed è una delle punte del garage-rock planetario. Certo a ben vedere non hanno nulla di diverso da altre mille teen band. Ma in questi anni hanno

Saranno anche dei gran cazzoni scassati, ma alla fine hanno buttato fuori sei album in otto anni. Il quartetto di Atlanta si è ormai costruito una stabile fama ed è una delle punte del garage-rock planetario.

Certo a ben vedere non hanno nulla di diverso da altre mille teen band. Ma in questi anni hanno sfornato delle ottime canzoni e incendiato più di un palco con show divertenti, demenziali e provocanti. Se gli album precedenti sono stati più che discreti, quest’ultimo rasenta la perfezione del loro suono. Dicevamo, nulla di nuovo sotto il sole. Ma sono praticamente sedici centri su sedici brani. Farebbero invidia ad un atleta di tiro al bersaglio.

Oltretutto sono riusciti a produrre qui un sound pop vintage perfetto. E chi lo avrebbe detto? Visto che si erano rivolti al guru produttore di Maroon 5, Christina Aguilera, Adele (avevano preso questa decisione dopo aver ascoltato “Back to Black” di Amy Winehouse).

Nel disco ci potete trovare inni indie rock, ritornelli perfetti, odore di cantina, Beatles primo periodo, Beach Boys, Rolling Stones, allucinato blues del delta, Ramones. Uno dopo l’altro i brani sciorinano la loro idea di musica, l’impertinenza del sixties-punk suonato con gli acidi in corpo, la testa nelle melodie di un pop sbilenco, il sarcastico piglio fuzz e una carrettata di chitarre fracassone. Ma che volete di più? Disco dell’estate.

Luca Freddi

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