Chris Cornell Songbook
Recensito da Redazione Outune il
22 nov 2011

La scaletta è composta da sedici pezzi, tra cui due cover (“Thank You” dei Led Zeppelin e “Imagine” di John Lennon) e un inedito (“The Keeper“, particolarmente riuscito), che sono un vero e proprio best of di tutto il repertorio più intimista scritto e cantato nel corso degli anni. Non troviamo inutili pacchianate come una “Jesus Christ Pose” in versione acustica, ma solamente brani adatti ad essere riproposti con chitarra e voce. Ciò non significa che alcuni momenti della sua vita professionale siano stati tralasciati: troviamo infatti “Call Me A Dog” dei Temple Of The Dog, brani della sua parentesi solista e mezza scaletta dedicata a Soundgarden e Audioslave, ovvero i periodi più importanti della sua carriera. Di fronte ad un materiale di così alto livello, è difficile indicare quali sono i brani migliori e peggiori del lotto, ottima anche la scelta di fare un quadro riassuntivo del tour primaverile pescando brani dalle varie serate.
Chiudiamo con la cosa che conta: come un novello Sansone, il fatto di essere tornato con i capelli lunghi sembra aver dato una nuova giovinezza, e un’incredibile forma, alla voce di Chris Cornell. Dopo le performance spesso deludenti della prima parte del nuovo millennio, il 2011 e “Songbook” ci riportano alla ribalta il talento incredibile di uno dei singer più cristallini degli anni Novanta.
Nicola Lucchetta
Voto: / 5









