Death From Above 1979 – The Physical World

death-from-above-1979-the-physical-world-recensione 4.5/5
A dieci anni di distanza dal loro sorprendente debutto, i Death From Above 1979 tornano con un sequel perfetto che è già cult.

Mentre un nuovo power duo basso e batteria di lusso – i Royal Blood – sta sorgendo e sta facendo piazza pulita, torna irruente anche quello che un decennio fa aveva fatto gridare al miracolo. I Death From Above 1979 hanno deciso di mettere da parte le proprio divergenze artistiche, causa della rottura del 2006, per dare vita ad un secondo disco, se possibile ancora più travolgente del debutto cult “You’re a Woman, I’m a Machine”.
L’album dei canadesi è lo sparo di un fucile a canne mozze: 35 minuti per 11 brani. Violento e rapido, sempre in bilico tra quel dance-punk al cui pensiero molti di noi ancora si grattano la testa e il noise rock più aggressivo, con riff al limite del metalcore.
L’aspetto più sorprendente di questa reunion e di questo secondo capitolo discografico, è la capacità dei DFA1979 di cancellare questi 10 anni di silenzio. Come a voler dire: “Ma no, non è stato un caso quell’esordio. Possiamo farlo ancora se volete”. In un panorama musicale in cui le band creano mirabolanti alchimie per poi smarrirle in un lampo e continuare a inseguirle in eterno, questi due folli artisti riescono a creare il sequel perfetto senza perdere aderenza, nonostante l’enorme gap temporale.
Qualcuno impedisca a Sebastien Grainger e Jesse Keeler di separarsi ancora.

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