Diaframma Niente Di Serio

Diaframma Niente Di Serio Recensione 4/5
C’era un tempo, la prima metà degli anni Ottanta, in cui Diaframma e Litfiba convivevano spalla a spalla, e spesso condividevano persino gli stessi fan. Erano i due gruppi di punta del post – punk italiano, e Firenze, la loro città, aveva appena sopravanzato Bologna (Gaznevada e co.) come centro più vitale per il movimento

C’era un tempo, la prima metà degli anni Ottanta, in cui Diaframma e Litfiba convivevano spalla a spalla, e spesso condividevano persino gli stessi fan. Erano i due gruppi di punta del post – punk italiano, e Firenze, la loro città, aveva appena sopravanzato Bologna (Gaznevada e co.) come centro più vitale per il movimento new wave dell’intera penisola. Anzi, quando uscì “Siberia” (1984), album di debutto di Federico Fiumani e soci, erano loro ad essere in pole position rispetto alla band di Pelù e Renzulli. Poi la storia ha preso una piega diversa: i Litfiba sul finire del decennio hanno svoltato verso l’hard rock e la vetta delle classifiche, stadi pieni e tutto quel che ne consegue, mentre i Diaframma hanno anch’essi cambiato direzione, ma per intraprendere un personalissimo discorso di cantautorato rock che oggi come oggi non trova paragoni. Fondamentale in questo è stato il passaggio di Fiumani dietro al microfono; e il risultato è stato “Caldo“, una delle più belle canzoni italiane degli ultimi trent’anni. Per rendersi conto di come il cantautorato ‘ufficiale‘ sia in crisi in Italia, è sufficiente pensare al fatto che il Premio Tenco non è mai stato assegnato ad un artista come lui. Probabilmente non è mai stato neppure invitato.

Si diceva del disco, però. “Niente di serio” è una delle migliori prove degli ultimi Diaframma, quelli in bilico fra tensione elettrica e confessioni umorali, quelli che vivono grazie all’ispirazione del loro leader. E in quest’album l’ispirazione di Fiumani è molto alta, vicina ai suoi apici. Come sempre la prima cosa a far rizzare la pelle sono i testi: oggi nessuno, qua nel ‘belpaese‘, è in grado di scrivere canzoni in questo modo, riuscendo a far convivere una schiettezza quasi imbarazzante (cfr. “La botta di energia del Rock“) con una vena poetica che testimonia la sensibilità particolarissima dell’autore (cfr. “Absurdo Metalvox“, “Madre Superiora“, “Nilsson“, “Grande come l’oceano” e “Anime Morte“). In realtà si potrebbero citare tutti i dodici episodi che compongono “Niente di serio”, title track compresa.

Ma, se le parole sono una garanzia quando c’è di mezzo Federico, è invece la musica in sé che risulta più a fuoco rispetto ad alcuni LP del passato. “Carta carbone” rappresenta il lato più leggero e intimista dei Diaframma di oggi, mentre le sferzate punk della già citata “La botta di energia del Rock” testimoniano che il complesso è ancora in grado di comporre un pezzo tirato dall’inizio alla fine. Nel mezzo c’è però il meglio: l’oscillare fra momenti acustici e improvvisi scatti punk/wave riesce benissimo, e un motivo di maggior vanto è l’aver aggiunto nel corso degli anni nuovi spunti; ci sono striature post rock, qualcosa che potrebbe aver a che fare con il math rock, e persino qualche frammento di noise rock. L’ingrediente principale, come avrete potuto notare facilmente, è però sempre il medesimo, e basterebbe quello a definire al meglio i Diaframma, ancora oggi uno dei migliori gruppi rock italiani.

Stefano Masnaghetti


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