Dillinger Escape Plan – One Of Us Is The Killer

4.5/5
Mettiamo in chiaro da subito le cose: i Dillinger Escape Plan non hanno sbagliato un disco che sia uno. No, neanche quell’Ire Works che, pur presentando parti più popular rispetto al resto della loro discografia, aveva comunque in saccoccia inni come Black Bubblegum e, soprattutto, un lavoro fenomenale dietro le pelli di Gil Sharone, batterista

Mettiamo in chiaro da subito le cose: i Dillinger Escape Plan non hanno sbagliato un disco che sia uno. No, neanche quell’Ire Works che, pur presentando parti più popular rispetto al resto della loro discografia, aveva comunque in saccoccia inni come Black Bubblegum e, soprattutto, un lavoro fenomenale dietro le pelli di Gil Sharone, batterista restato giusto il tempo di un cd. Non è una sorpresa che One Of Us Is The Killer confermi quanto già fatto negli anni precedenti: alta qualità, brani dalle strutture intricate e violenza sonora come solo loro sanno fare.

Certo, l’inizio puzza di paraculata lontano un miglio: i primi secondi di Prancer, infatti, fanno pensare ad un Calculating Infinity Part 2. Ma è un semplice specchietto per le allodole: One Of Us Is The Killer è infatti la coerente evoluzione di un percorso iniziato proprio con il loro full length di debutto e che è arrivato al 2013, tra collaborazioni clamorose (Mike Patton), gregari di eccellente qualità (il già citato Gil Sharone) e con, purtroppo, un Jeff Tuttle in meno, colonna portante nell’ultimo lustro e che ha deciso di lasciare il gruppo per ragioni personali.

L’ultimo capitolo della band di Ben Weinman è uno dei più vicini all’attitudine hardcore della loro carriera: mantenendo intatti i trademark (Prancer, When I Lost My Bet e Magic That I Held You Prisoner sono tre lampanti esempi), il sound si fa sempre più asciutto e minimale, scelta stilistica che, grazie ad un coerente lavoro anche in fase di mixaggio, mette in risalto tutti gli strumenti, con un occhio di riguardo al clamoroso lavoro del giovane percussionista Billy Rymer. Un Dillinger Sound che però non vuole dimenticare la lezione “melodica” i cui primi rudimenti si sono respirati su Irony Is A Dead Scene e Miss Machine: e qui complimenti alla coppia Weinman/Puciato, che in canzoni come la title track, Nothing’s Funny e Paranoia Shields dimostra di essere a proprio agio, rispettivamente come compositore e cantautore, in territori più votati alle sonorità più “orecchiabili”.

I Dillinger Escape Plan sono la migliore band sulla piazza nel genere: una discografia praticamente perfetta la cui ultima gemma si intitola One Of Us Is The Killer. Un ritorno da accogliere con gioia e gaudio perché ad un nuovo album corrisponde un nuovo lungo tour mondiale. E su un palco i cinque sono senza dubbio tra i numeri uno. In assoluto.

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