[Doom/Psychedelic Stoner] Ufomammut – Idolum (2008)

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Stigma – Stardog – Hellectric – Ammonia – Nero – Destroyer – Void…Elephantom www.ufomammut.comwww.supernaturalcat.com Il quarto capitolo della saga Ufomammut approfondisce il lato più pesante e magmatico del suono della band. Se già “Lucifer Songs” aveva fatto presagire un ulteriore ispessimento del loro flusso fonico, con “Idolum” il gruppo Italiano raggiunge una dimensione personalissima, dimostrando


Stigma – Stardog – Hellectric – Ammonia – Nero – Destroyer – Void…Elephantom

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Il quarto capitolo della saga Ufomammut approfondisce il lato più pesante e magmatico del suono della band. Se già “Lucifer Songs” aveva fatto presagire un ulteriore ispessimento del loro flusso fonico, con “Idolum” il gruppo Italiano raggiunge una dimensione personalissima, dimostrando di aver ormai maturato uno stile unico ed inconfondibile.

Gli Ufomammut non sono mai stati così cupi e claustrofobici, le loro composizioni mai così compatte e serrate. L’elemento vocale è sempre meno presente, se non per sottolineare i momenti più deliranti e acidi presenti nelle sette tracce che compongono questo capolavoro; il riffing è fittissimo, non dà quasi mai tregua all’ascoltatore, anzi lo soffoca e lo stritola; le dilatazioni drone – noise sono diminuite, ma risultano ancor più efficaci che in passato (cfr. i 27 minuti conclusivi di “Void…Elephantom”, oppure la pinkfloydiana “Ammonia”, impreziosita dalla voce eterea di Rose Kemp). In generale gli Ufomammut targati 2008 guardano meno verso lo space rock degli Hawkwind e più verso la violenza ipnotico – psichedelica dei Neurosis (“Nero”, con le sue percussioni ottundenti, quasi tribali, esemplifica ottimamente questo nuovo indirizzo musicale), ma, come già detto, sarebbe ingiusto attribuire a “Idolum” un carattere meramente derivativo: non si tratta più di misurare col bilancino questa o quella influenza, quanto di assimilare un disco che non è delimitabile né in un singolo genere né in singole influenze: è puro Ufomammut – sound. Anche la produzione si rivela azzeccata: quando i Nostri intendono schiacciare ed annichilire gli astanti, ecco presentarsi un muro di suono spessissimo ed impenetrabile; quando invece la volontà è quella di delineare atmosfere maggiormente ariose, allora le varie fonti sonore si fanno molto più definite e chiare.

“Idolum” può, a tutti gli effetti, esser considerato il disco della consacrazione per il nostro complesso, il capolavoro che giustifica un’intera carriera. Con esso gli Ufomammut dimostrano di poter essere considerati tra i maggiori esponenti, a livello mondiale, della tenebrosa psichedelia del ventunesimo secolo.

S.M.

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