Pendulum – Immersion

pendulum immersion 4.5/5
Lanciati da un 2009 di positive conferme, gli australiani Pendulum di Rob Swire tornano alla ribalta con il nuovo “Immersion”; di fatto, una raccolta di singoli all’apparenza slegati tra loro che, però, si candida già da ora a una tra le migliori uscite di questo 2010. Non fatevi però ingannare da “Watercolour”, un pezzo che

Lanciati da un 2009 di positive conferme, gli australiani Pendulum di Rob Swire tornano alla ribalta con il nuovo “Immersion”; di fatto, una raccolta di singoli all’apparenza slegati tra loro che, però, si candida già da ora a una tra le migliori uscite di questo 2010. Non fatevi però ingannare da “Watercolour”, un pezzo che si dimosterà alla lunga uno degli episodi più deboli del platter. Molto meglio sentirli quando fanno ballare, come nell’iniziale “Salt in the wounds” o sulle due “The Island”, o fanno il verso ai Prodigy, collaborando con lo stesso Liam Howlett su “Immunize”; oppure, sempre rimanendo nell’elettronica, sentirli tributare i Nine Inch Nails di Trent Reznor su “The Vulture”.

Ma dietro l’angolo ci sono anche grandi sorprese, come il reggae/dub sotto acidi del terzo millennio di “Set me on fire”, e conferme con le incursioni nel rock/metal già sentite su “In silico”. E proprio qui la band sembra avere una marcia in più, arrivando a comporre un mix perfetto tra chitarre e synth come in “Crush”, a collaborare con Steven Wilson dei Porcupine Tree su “The Fountain” o a scrivere il miglior pezzo degli In Flames da almeno un decennio in collaborazione con il loro frontman Anders Friden (“Self vs Self”).

“Immersion” sarà in apparenza un album destinato al dimenticatoio, grazie anche alla poco azzeccata scelta dei singoli, ma dopo una serie di attenti ascolti ciò che ci resta sono quindici brani di valore costruiti troppo bene per essere bollati come “banali”. Consigliato.

Nicola Lucchetta

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