Every Time I Die – From Parts Unknown

every time i die from parts unknown 4.5/5
Gli Every Time I Die (e Kurt Ballou) davanti e dietro tutti quanti

In un mondo dove anche la più inutile delle band emergenti si presenta al pubblico con il broncio e lo sguardo da “spaco tuto facio bruto”, ci vuole una dose di Every Time I Die per dire al mondo che non c’è niente di male al suonare hardcore con il sorriso sulle labbra. “From Parts Unknown”, ultimo capolavoro del combo di Buffalo, è una più che ottima dimostrazione pratica di questa tesi.

Non viene rinnegato il percorso intrapreso nel precedente “Ex Lives, dal quale viene presa l’ispirazione per i brani più aggressivi del lotto (tra cui l’opener “The Great Secret”), scelta che porta anche a un tributo ai Converge di Kurt Ballou, qui reclutato nel ruolo di produttore: gli echi del combo di Salem, Massachusetts ci sono tutti nella traccia “If There Is Room To Move, Things Move”.

Ma il meglio arriva dai brani più melodici, nei quali invece viene riproposta la formula melodica sperimentata con ottimi risultati (ricordate “Wanderlust”?) su “New Junk Aesthetics“. Partendo dal singolo “Decaying With The Boys”, party anthem ufficiale dell’estate 2014 e punto di unione tra le due anime degli Every Time I Die del 2014, le canzoni più interessanti sono piazzate alla fine e si chiamano “Old Light” (nel quale Brian Fallon dei The Gaslight Anthem è presente come ospite speciale) e la riuscitissima “El Dorado”, miglior traccia e vero e proprio tributo a “Hot Damn!”, secondo album uscito ormai 11 anni fa.

In un mondo di band pettinate, ben vengano i gruppi del calibro degli Every Time I Die, una delle realtà più importanti uscite dall’hardcore del terzo millennio che ha seminato tanti album capolavoro e raccolto ben poco. Peccato.

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