Fall Out Boy Save Rock And Roll

4.5/5
Ben vengano periodi di hiatus, come vengono definiti in lingua inglese, se poi i risultati sono “Save Rock And Roll“, il ritorno discografico dei Fall Out Boy che interrompe un silenzio che dura ormai dal 2009. Quattro anni nei quali i componenti del combo hanno dato finalmente spazio a sé stessi, chi positivamente (vedi Patrick

Ben vengano periodi di hiatus, come vengono definiti in lingua inglese, se poi i risultati sono “Save Rock And Roll“, il ritorno discografico dei Fall Out Boy che interrompe un silenzio che dura ormai dal 2009. Quattro anni nei quali i componenti del combo hanno dato finalmente spazio a sé stessi, chi positivamente (vedi Patrick Stump, che con un po’ di dieta è diventato di fatto il nuovo uomo immagine della band di Chicago) chi con qualche sfortuna (Pete Wentz, che si è trovato di fronte ad una richiesta di divorzio della moglie Ashlee Simpson). Ma, soprattutto, hanno potuto esplorare nuovi confini grazie ai più svariati side project: c’è chi si è dedicato al metal (la coppia Trohman-Hurley nei sottovalutati The Damned Things), chi all’elettronica (Wentz e i Black Cards) e Patrick Stump che, invece, ha provato la carriera solista con deludenti risultati.

Save Rock And Roll” è un disco dagli intenti ambiziosi, e non solo per il titolo fin troppo impegnativo: deve infatti confermare gli alti livelli che i Fall Out Boy hanno sempre garantito nelle loro precedenti release. Obiettivo raggiunto: il quinto capitolo della loro carriera è una bomba. E non solo per quell’accoppiata iniziale già nota al pubblico, “The Phoenix” / “My Songs Know What You Did in the Dark (Light Em Up)“, che fa partire il tutto a cento all’ora, ma anche per una qualità media del lavoro che lo posiziona tra i migliori episodi della loro carriera. Due gli ingredienti essenziali di questo progetto: un talento in fase di songwriting fuori dal comune e un sapiente utilizzo delle prestigiose collaborazioni messe in ballo.

Le ottime capacità di scrittura emergono nell’ascolto di un lavoro negli standard (undici brani), neanche tanto lungo (circa quaranta minuti) ma che non stanca per niente. Varietà è la parola d’ordine, al punto è difficile trovare somiglianze tra i vari pezzi: li vediamo rabbiosi (la già citata “The Phoenix“), capaci di creare anthem destinati a diventare veri e propri inni dal vivo (“My Songs Know What You Did in the Dark (Light Em Up)“, “Alone Together“, “The Mighty Fall“) e arricchire il loro sound con un retrogusto glam e retrò, con l’ultimo che emerge in particolar modo in quella “Where Did the Party Go” sostenuta dal giro di basso di Pete Wentz.

Ma sono le collaborazioni a dare quella marcia in più: escludendo Big Sean su “The Mighty Fall“, che non aggiunge e toglie nulla ad un pezzo già buono, gli altri quattro personaggi coinvolti sono veri e propri valori aggiunti. Da non sottovalutare l’apporto in cabina di regia di Butch Walker, che compare in ben tre tracce, ma il meglio salta fuori nei due momenti finali, dove troviamo la grintosissima Courtney Love in “Rat A Tat” ma, soprattutto, un Elton John che non rovina la sua carriera in poco meno di cinque minuti ma che, anzi, offre un valore aggiunto alla title track, degna chiusura di un capolavoro. Perché si può riassumere così l’ultimo lavoro dei Fall Out Boy: la miglior pop punk band del Terzo Millennio sfodera quello che è il capitolo più maturo della loro carriera.

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