Foo Fighters – Wasting Light

foo fighters wasting light recensione 5/5
I Foo Fighters sono una band che, già nel 2008, aveva ottenuto tutto: fama, vagonate di dischi venduti, due sold out a Wembley e, in una di quelle sere, la realizzazione del sogno bagnato di milioni di rockettari in giro per il mondo. Gente che poteva scegliere tranquillamente di mollare tutto e appendere gli strumenti


I Foo Fighters sono una band che, già nel 2008, aveva ottenuto tutto: fama, vagonate di dischi venduti, due sold out a Wembley e, in una di quelle sere, la realizzazione del sogno bagnato di milioni di rockettari in giro per il mondo. Gente che poteva scegliere tranquillamente di mollare tutto e appendere gli strumenti al chiodo o dedicarsi ad altro. Invece no: Dave Grohl e soci arrivano con “Wasting Light”, che è la dimostrazione che per fare i rocker vintage non bastano il cravattino e il riciclo dei riff di Beatles e Led Zeppelin.

Registrato con Butch Vig nel garage dell’ex batterista dei Nirvana, l’ultima fatica dei Foos è uno dei dischi più veri degli ultimi anni. Catturato in analogico (attitudine espressa anche nei video, ripresi su pellicola in 4:3), fa guadagnare ai Nostri la botta, la pienezza di suono e la ruvidezza andate perse in una generazione figlia del digitale: gli undici pezzi rispolverano le influenze punk e hard rock che sembravano perse nell’ultimo lustro, fatto di cd “leggeri” rispetto agli esordi. La cosa che più stupisce è la presenza di due brani tra i più pesanti della carriera dei Fighters: l’iniziale “Bridge Burning”, che apre le danze con un riff e un urlo di Grohl destinati ad entrare negli annali, e “White Limo”, già storia dalla pubblicazione del viral video pubblicato poche settimane fa.

Oltre a tutto ciò troviamo una serie di altre tracce positive: tra tutti il singolo “Rope”, caratterizzato da un incrocio di voci e da melodie di chitarra sovrapposte, il ritornello di “Matter Of Time” (il migliore di Wasting Light), “Arlandria”, un incrocio tra Led Zeppelin e rock americano, e “Walk”, la perfetta chiusura del cerchio. Per l’occasione anche due ospitate d’eccezione: ottimo il brano scritto con Bob Mould degli Hüsker Dü (“Dear Rosemary”), mentre la mezza reunion con Krist Novoselic (“I Should Have Known”), qui al basso e alla fisarmonica, è forse l’unica delusione del platter.

Molto spesso i dischi pompati da stampa e uffici marketing si rivelano bufale o, nella migliore delle ipotesi, sotto le aspettative. I Foo Fighters con “Wasting Light” sfatano questo mito, pubblicando il loro miglior album dai tempi di “The Colour And The Shape”. Può essere un caso, ma il ritorno di Pat Smear sembra aver dato nuova linfa ad una band che, comunque, era già tra le più affermate a livello mondiale: un ritorno che è tra i lavori rock più convincenti usciti dagli States negli ultimi dieci anni.

Nicola Lucchetta

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