Zola Jesus – Stridulum II

4/5
  Lo scorso agosto, Zola Jesus è sbarcata in Europa. Per l’occasione, la Souterrain Transmission ha pensato bene di ristampare l’EP di sei brani uscito solamente pochi mesi fa per Sacred Bones Records, “Stridulum”, di difficile reperibilità nel vecchio continente, aggiungendoci poi tre pezzi per farlo sembrare un full. Quindi, al di là della recensione

 

Lo scorso agosto, Zola Jesus è sbarcata in Europa. Per l’occasione, la Souterrain Transmission ha pensato bene di ristampare l’EP di sei brani uscito solamente pochi mesi fa per Sacred Bones Records, “Stridulum”, di difficile reperibilità nel vecchio continente, aggiungendoci poi tre pezzi per farlo sembrare un full. Quindi, al di là della recensione appena linkata, c’è poco d’aggiungere su “Stridulum II”, eccetto alcune considerazioni sparse.

La prima è che le tre canzoni inedite sembrano proseguire verso quel particolare affinamento vocale e strumentale che Nika sta perseguendo sin dagli esordi. Diciamolo francamente: iniziare la propria carriera a colpi di lo – fi noise in chiave no wave tranciante e primordiale, ma bellissimo, e via via mutare il proprio stile in un raffinato gothic rock lambito dall’ambient e ricco di spunti dichiaratamente pop, e farlo senza perdere un minimo di credibilità e di creatività, anzi render ancor più intriganti le magie degli esordi, beh non è affatto facile. Ci vuole talento. E di questo l’artista americana ne possiede parecchio. L’avevano inserita nel cosiddetto filone lo – fi goth, un tempo. Ma ora Zola Jesus è molto di più. In particolare, le nuove tracce tendono ancor di più a un originale cocktail di paesaggi spettrali à la Swans (gli ultimi, quelli con Jarboe), post punk in odore di Joy Division e strane reminiscenze di impalpabile shoegaze, più per le  suggestioni ambientali che per il suono in se stesso. È proprio la cantante a donare quest’ultimo tocco: è davvero un piacere ascoltare la sua voce che vaga, si allarga e si sperde nelle volute notturne disegnate da synth e drum machine (“Sea Talk” e “Tower”) oppure dagli accordi ipnotici di un pianoforte (Lightsick).

Certo, la mossa attraverso il quale è stato pubblicato “Stridulum II” può far pensar male. Si sarebbe potuto aspettare ancora qualche mese e pubblicare un vero e proprio album con più pezzi inediti, far assumere al tutto un aspetto più corposo e significativo. Così l’impressione che se ne ricava è quella di non voler perdere un istante dell’hype – meritato, intendiamoci – che in questo momento sospinge Zola Jesus e, come si suol dire, battere il ferro finché è caldo.

Ma, regole del music biz a parte, il contenuto artistico del dischetto è comunque molto elevato, nettamente al di sopra della media, e non solo riguardo al genere specifico, ma considerando il tenore medio delle uscite di quest’anno di quasi tutti i generi. Quindi “Stridulum II” è caldamente consigliato sia a chi non ha ancora sentito una nota della cantautrice sia a chi la conosce già ma si è perso il quasi omonimo EP, e persino a chi il primo “Stridulum” lo conosce ma non vuole comunque perdersi una nota di una delle più dotate artiste degli ultimi anni.

Stefano Masnaghetti

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