Black Country Communion – Black Country Communion

4/5
Prendi Glenn Hughes, Joe Bonamassa, Jason Bonham e Derek Sherinian, chiudili in una stanza e il risultato è un hard rock abrasivo e figlio di puttana. Black Country Communion è come far l’amore con una (o un) partner molto esperto e che sa anticipare i tuoi desideri: l’appagamento è totale, non importa si tratti di

Prendi Glenn Hughes, Joe Bonamassa, Jason Bonham e Derek Sherinian, chiudili in una stanza e il risultato è un hard rock abrasivo e figlio di puttana.

Black Country Communion è come far l’amore con una (o un) partner molto esperto e che sa anticipare i tuoi desideri: l’appagamento è totale, non importa si tratti di una cosa fatta e rifatta più volte e che si parli di un banale sfregamento delle parti intime. In questo caso si tratta “solo” di hard rock, musica vecchia, che rimanda agli anni 70 quando il rock e il blues si annusavano a vicenda e scoprivano amplificazioni importanti.

In questo disco si sentono pesanti echi Deep Purple e Led Zeppelin, ma non c’è plagio, non c’è citazione, ci sono solo i binari di un suono e un modo di intendere la musica che non vuole morire, suonati come Dio comanda e a questo Kevin Shirley ha donato un suono potente, esplosivo, ben definito e contemporaneamente parecchio vintage.

Hughes e Bonamassa sono alla ribalta, il primo non ci sorprende più, carisma, energia, potenza e un basso che torna a macinare di brutto, il secondo sembra uscito da un incrocio fra i grandi chitarristi di 40 anni fa. Non c’è un riff brutto, non ce n’è uno solo inutile e tutto è seppellito in tonnellate di feeling.

Difetti ce ne sono? Sì. Ad esempio Derek Sherinian è un po’ in ombra, sia come apporto ai brani, sia come missaggio del suo strumento. Ad esempio Jason Bonham potrebbe essere egregiamente sostituito da batteristi con ben altro carattere, sia pure con cognomi meno altisonanti. Ad esempio con un paio di brani in meno il disco avrebbe probabilmente respirato un po’ di più. Inezie. Fate partire il disco e pigliatevi la scarica di schiaffi del riff di basso in apertura. I’m the messenger!!!

Stefano Di Noi

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