Fatso Jetson – Archaic Volumes

4.5/5
Ritorno al disco per la storica formazione guidata dai cugini Lalli, dopo otto anni di silenzio; al 2002 risale infatti “Cruel & Delicious”, ultimo album da studio. È bello sapere che i Fatso Jetson siano ancora vivi e vegeti, soprattutto pensando a quanto la loro carriera sia stata avara di riconoscimenti. Eppure si sta parlando

Ritorno al disco per la storica formazione guidata dai cugini Lalli, dopo otto anni di silenzio; al 2002 risale infatti “Cruel & Delicious”, ultimo album da studio. È bello sapere che i Fatso Jetson siano ancora vivi e vegeti, soprattutto pensando a quanto la loro carriera sia stata avara di riconoscimenti. Eppure si sta parlando di una band fra le iniziatrici del movimento stoner rock, assieme a Kyuss e Fu Manchu; dei primi condividono anche la cittadina di provenienza, l’ormai leggendaria Palm Desert. Se aggiungiamo che Mario e Larry Lalli furono pure fra i fondatori degli Yawning Man, capiamo quanto questa compagine sia stata fondamentale per la nascita e lo sviluppo del desert rock. Tuttavia, vuoi per il leggero ritardo temporale con il quale fu pubblicato il loro debutto (“Stinky Little Gods” è del 1995, mentre “Blues For The Red Sun” dei Kyuss lo precede di tre anni), vuoi per un sound fantasiosamente eclettico ma, probabilmente, mai veramente rivoluzionario come quello dei loro compaesani, dei Fatso Jetson si ricordano in pochissimi, e il loro come back avviene in sordina. Senza perifrasi, diciamo pure che non se li sta filando nessuno.

Ed è un vero peccato, perché “Archaic Volumes” è un disco splendido. Il quartetto ha raccolto tutte le sue energie per dare alle stampe un lavoro che, come di consueto, spicca per fantasia e capacità assimilativa, e che dimostra parecchio coraggio in molte soluzioni che lo distaccano definitivamente da quello che fu. Oggi i Fatso Jetson suonano piuttosto come un particolare incrocio fra hard rock, blues, jazz, psichedelia e strambe tentazioni progressive. Di stoner propriamente detto non c’è quasi più nulla, eccezion fatta per qualche ricordo desertico presente nell’acido di “Play Dead”, che pare un estratto dal primo Queens of The Stone Age. Gli altri nove pezzi si aprono al boogie – rock (“Jet Black Boogie”, con tanto di sibilante armonica), al southern (la title – track), al jazz (“Golden Age Of Cell Block Slang”, ma in generale il sax di Vince Meghrouni è usato spesso e abbondantemente), il quale viene a sua volta contaminato con il surf – rock (la bellissima “Back Road Tar”, dall’impareggiabile atmosfera notturna) e con una sorta di prog supersonico e metallico, come accade nella strumentale “Here Lies Boomer’s Panic”, gara di velocità per sassofono, chitarra, basso e batteria che assume persino prospettive à la King Crimson, risultando l’episodio più originale del disco. A suggellare il tutto ci pensa la cover dei Cramps “Garbage Man”, rockabilly in salsa garage che fa pensare agli Oblivians in più di un passaggio.

“Archaic Volumes” venderà poco e i Fatso Jetson continueranno a essere seguiti da uno sparuto gruppo di appassionati. Nonostante questo è uno dei dischi dell’anno, che ogni vero appassionato di rock deve almeno ascoltare.

Stefano Masnaghetti

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