Mr.Big – What If…

4.5/5
Se c’era una reunion di cui si sentiva il bisogno, era proprio quella dei Mr. Big. Indubbiamente Billy Sheehan, Paul Gilbert ed Eric Martin lavorano meglio insieme che da soli: i loro progetti solisti sono certo interessanti, ma i due strumentisti di solito “nun c’hanno i pezzi” e il cantante finisce per essere troppo loffio.

Se c’era una reunion di cui si sentiva il bisogno, era proprio quella dei Mr. Big. Indubbiamente Billy Sheehan, Paul Gilbert ed Eric Martin lavorano meglio insieme che da soli: i loro progetti solisti sono certo interessanti, ma i due strumentisti di solito “nun c’hanno i pezzi” e il cantante finisce per essere troppo loffio. E’ dal 1996 che non facevano un disco tutti insieme, eccoli tornare più convinti che mai, con Kevin Shirley in cabina di regia.

Il nuovo What If… è 100% rock americano, tecnico, fresco e pieno di melodia. Il disco è dedicato ai fans dei Mr. Big più rock, quindi scordatevi banali ganci ruffiani: a rifare “To Be With You” e “Green-Tinted Sixsties Mind” non ci provano nemmeno; solo una ballatona per dare la giusta varietà (“All The Way Up”). C’è, al limite, qualche richiamo al lato più pop-rock della band (“Stranger In My Life”, “As Far As I Can See”), dove la voce di Martin sfodera tutta la sua anima soul senza perdere un colpo, anche a 50 anni. Tutto il resto è puro roccherolle. Ci sono i pezzi da veri smanettoni, le cavalcate che avevano fatto meritare alla band l’appellativo di “Nuovi Van Halen”, dove Gilbert e Sheehan duellano con cascate di note, come “American Beauty”, “Still Ain’t Enough For Me” e “Around The World”. Molti i pezzi grintosi e niente avanzi: il singolo “Undertow”, “Nobody Left To Blame”, “I Won’t Get In My Way”…tutti fatti così ad bene da far venire le lacrime a chi si era stancato di dischi di rock tecnico ma senz’anima. Riff sempre interessanti e intelligenti, arrangiamenti sopraffini, canzoni memorabili e ben costruite, pure i ritornelli da cantare easy.

La prova di Gilbert è eccezionale: sfodera il suo repertorio di trucchi magici senza esagerare, mettendo sempre al primo posto il pezzo e non l’arido virtuosismo…anni di esperienza ma ancora l’entusiasmo di chi ha tutto da dimostrare. Stesso discorso per nonno Sheehan (57 anni e ancora dita d’acciaio): il suo basso è pieno, tondo, corposo, spina dorsale della sezione ritmica ma sempre pronto a inseguire la chitarra di Paul nello shredding più matto. Splendido.
No, il trapano non c’è, ma va bene così.

Marco Brambilla

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