Wolfmother – Cosmic Egg

4/5
Il loro disco omonimo d’esordio, che si rifaceva a sonorità tipiche degli anni settanta, fece gridare al miracolo e li portò ad entusiasmare mezzo mondo con live selvaggi ed incendiari. Logico che l’attesa per la seconda release fosse così elevata. “Cosmic Egg” arriva a ben quattro anni dal debutto e dopo l’abbandono di due terzi

Il loro disco omonimo d’esordio, che si rifaceva a sonorità tipiche degli anni settanta, fece gridare al miracolo e li portò ad entusiasmare mezzo mondo con live selvaggi ed incendiari. Logico che l’attesa per la seconda release fosse così elevata. “Cosmic Egg” arriva a ben quattro anni dal debutto e dopo l’abbandono di due terzi del gruppo di cui il leader Andrew Stockdale, per lungo tempo, è rimasto l’unico componente. Scongiurato il rischio di un secondo “Chinese Democracy”, Stockdale ha radunato nuovi componenti e da power trio siamo arrivati alle quattro unità.

La sostanza però è sempre la stessa e basta ascoltare l’opener “California Queen” per rendersene pienamente conto: sound che più seventies non si può e voce stridula in primo piano insieme alle chitarre sporchissime. Le successive tracce, ed in particolare la title track, proseguono lungo lo stesso percorso fatto di riff immediati che a volte danno l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di familiare, anche se freschissimo. La nuova formazione non fa rimpiangere la precedente anche perché, siamo sinceri, non ci eravamo affezionati tanto agli uomini, quanto al progetto: quello, possiamo dirlo senza paura di smentite, è più vivo che mai.

Luca Garrò

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