Iron Maiden – The Final Frontier

4/5
Era sembrato già chiaro dopo il preascolto che i Maiden questa volta avevano fatto sul serio. Senza necessità di soddisfare i fans, con la sola prerogativa di suonare ciò che sentivano maggiormente appropriato per il quindicesimo disco, hanno confezionato quello che è presumibilmente il loro lavoro meno immediato (e tra i più ambiziosi) di sempre.

Era sembrato già chiaro dopo il preascolto che i Maiden questa volta avevano fatto sul serio. Senza necessità di soddisfare i fans, con la sola prerogativa di suonare ciò che sentivano maggiormente appropriato per il quindicesimo disco, hanno confezionato quello che è presumibilmente il loro lavoro meno immediato (e tra i più ambiziosi) di sempre.
Idealmente diviso a metà, con i brani più “diretti” nella prima parte e quelli più dilatati, sperimentali e imprevedibili nella seconda, “The Final Frontier” farà discutere e dividerà come sempre accade le fazioni di ascoltatori. Tuttavia non saranno più accettate le critiche standard mosse dai detrattori a tutti i dischi post-reunion datata 1999: ritornelli ripetuti a oltranza, mancanza di creatività, ripetitività e ritmi eccessivamente lenti. Tutti questi sono elementi assenti da “The Final Frontier”.
Soprassedendo sulle intro arpeggiate presenti e oramai inevitabili, siamo di fronte a un disco pienissimo di spunti e ricco di strutture chitarristiche e assoli di qualità, di ritmi diversi che cambiano spesso all’interno di un unico brano, di atmosfere e rimandi storici a “Somewhere In Time” e “7th Son…” che a un orecchio attento non sfuggiranno sin dai primi ascolti. Certo, titletrack, “El Dorado”, “Coming Home” non aiutano a pensare positivo in apertura, “Mother Of Mercy” che avevamo snobbato in sede di pre listening invece guadagna dei punti e “The Alchemist” si fa apprezzare…tuttavia la parte forte e che giustifica da sola l’acquisto del cd è quella che prende il via con “Isle Of Avalon” e termina con l’imponente “When The Wild Wind Blows”, cinque tra le più clamorose canzoni che i Maiden abbiano mai composto da vent’anni a questa parte.

A voi ascolto, sentenze e polemiche, la certezza è una sola: i Maiden dopo oltre trent’anni di carriera sono ancora capaci di sorprendere e hanno ancora voglia di rischiare. Un album riuscito, che crescerà con gli ascolti e che si colloca al di sopra delle release sfornate fino ad ora dagli Iron in formazione a tre chitarre. Chapeau.

 

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