Alter Bridge – Blackbird

 5/5
Taglio corto: disco della madonna. Il pezzo d’apertura è terremotate, praticamente heavy metal, uno dei migliori momenti dell’anno, la titletrack è quasi sabbathiana nei riffs iniziali ed epica nel suo incedere successivo, ci sono un sacco di potenziali e grandiosi singoli rock uniti a un’orecchiabilità globale di fondo che non inficia l’impatto della release. Serve

Taglio corto: disco della madonna. Il pezzo d’apertura è terremotate, praticamente heavy metal, uno dei migliori momenti dell’anno, la titletrack è quasi sabbathiana nei riffs iniziali ed epica nel suo incedere successivo, ci sono un sacco di potenziali e grandiosi singoli rock uniti a un’orecchiabilità globale di fondo che non inficia l’impatto della release. Serve altro?

Tre anni dopo un debutto esplosivo tornano gli Alter Bridge, gruppone di rock duro moderno guidato da una delle ugole più totali del panorama musicale odierno. In sintesi 3 / 4 di Creed + Myles Kennedy seconda chitarra e al microfono nelle veci del fenomeno vocale di cui sopra.
Mark Tremonti alla sei corde è ancora più ispirato di quanto non lo fosse su “One Day Remains” e complessivamente “Blackbird” suona più peso del precedente, con melodie favolose e coinvolgenti ma molto meno ruffiane e con qualche chilo di zucchero in meno: non che quelle del 2004 fossero brutte, anzi album clamoroso anche quello, però le cose sono migliorate anche dove pareva difficile succedesse. L’unica cosa che forse non è riuscita ai ragazzi è bissare “In Loving Memory”: “Watch Over You” si difende comunque bene in un confronto proibitivo.

Insomma questo è l’album dell’anno per chi scrive, qualità ai massimi livelli e coinvolgimento sfrenato dall’inizio alla fine. Gigantesco.

J.C.

 

La colonizzazione selettiva che subiamo dai media statunitensi fa vittime sempre negli stessi settori. Col country hanno smesso di provarci da anni, e pare che anche un certo tipo di rock a stelle e strisce non abbia proprio possibilità  di farcela dalle nostre parti.
Ed è un peccato che questo ‘Blackbird’ passerà molto probabilmente inosservato in Italia come il precedente ‘One Day Remains’ (che è pure stato triplo platino in patria). Ma tant’è, pure i Creed, a cui appartenevano i 3/4 degli Alter Bridge, erano delle superstar in U.S.A. e un gruppo di nicchia da noi. E probabilmente vivevano benissimo lo stesso.

Venendo a “Blackbird” bisogna dire che i nostri dimostrano ancora una volta di sapere fare hard rock melodico come davvero pochi altri. Bei pezzi trascinanti, melodici e aggressivi nella giusta dose, ottimo lavoro di chitarra di Mark Tremonti con riff sempre molto curati e mai banali, e la voce di Myles Kennedy che si dimostra sempre molto adatta e versatile.
E tra i tredici pezzi ce ne sono vari decisamente eccellenti, su tutti “Come To Life”, “Coming Home” (pezzone davvero trascinante), la lunga title track, quasi una suite nell’alternare momenti aggressivi ad altri acustici e intimi. I lentoni invece gli riescono meno bene, e “Watch Over You” risulta piuttosto melensa convince solo quando attaccano l’amplificatore.
In ogni caso un disco di quelli che ti fanno compagnia, ti fanno cantare e anche muovere un pochettino la testa. Che altro chiedere?

S.R.

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