Ihsahn Eremita
Recensito da Stefano Masnaghetti il
23 giu 2012

Fra di esse, è difficile isolarne alcune e lasciarne da parte altre, essendo tutte importanti nel definire l’essenza dell’opera. Eccezion fatta per la breve strumentale “Grief“, piece giocata su cupe orchestrazioni sinfoniche e sordi accordi di piano, il resto delle tracce presenta caratteristiche comuni, pur nelle diversità di tempi e struttura. Fra quelle che richiamano gli albori sinfoblack sono certamente da citare alcune parti veloci e furiose di “The Paranoid” e “Something Out There“; al contrario, se si vuole assaporare al meglio il nuovo Ihsahn è consigliabile mettere in loop le più complesse e arzigogolate “The Eagle And The Snake” (forse la più rappresentativa dell’odierna cifra stilistica del Nostro) e “Departure“, in cui il sax di Munkeby è libero di contorcersi in tutto il suo splendore free jazz. Se poi vogliamo per forza ricercare l’apice emotivo di “Eremita”, la scelta più saggia è soffermarsi su “The Grave“, marcia funebre scandita da battiti doom metal e frantumata dagli assoli lancinanti del sax, in cui lo scream del musicista norvegese si fa ancor più cupo e straziato.
A voler trovare un difetto a tutti i costi, si potrebbe parlare di un allentamento della tensione sperimentatrice da parte di Ihsahn, poiché il qui presente LP è davvero molto simile al suo predecessore (cfr. gli intrecci ultra – prog dell’apripista “Arrival“). Bazzecole, però, se si guarda ad “Eremita” come ad un capitolo a se stante, irrelato rispetto al prima e al dopo. In questo modo è più facile apprezzarne tutte le sfumature e gustare la qualità intrinseca di un modo di approcciare il metal unico e realmente creativo.
Stefano Masnaghetti
Voto: / 5











