Mortiis – Perfectly Defect

4/5
Ne è passato di tempo dall’ultima visita del folletto, più del previsto (da “The Grudge”, 2004 – no, il disco di remix del 2007 non vale). E ora taaaac, sparisce la maschera e il disco nuovo ve lo regala, sul suo sito ufficiale. Ok, sai che sforzo dirà qualcuno…ma è una dichiarazione di intenti. Anche

Ne è passato di tempo dall’ultima visita del folletto, più del previsto (da “The Grudge”, 2004 – no, il disco di remix del 2007 non vale). E ora taaaac, sparisce la maschera e il disco nuovo ve lo regala, sul suo sito ufficiale. Ok, sai che sforzo dirà qualcuno…ma è una dichiarazione di intenti. Anche perché il disco è bello, emozionante, non un semplice regalino. Forse è un disperato tentativo di raccogliere i frutti di una carriera che non è mai decollata veramente (purtroppo).

Il nuovo “Perfectly Defect” continua la progressione del sound del Norvegese verso l’industrial rock. La componente dark ambient più sinfonica è ormai sparita, ma se gli arrangiamenti sono più snelli (e di riflesso le canzoni più adatte ad una proposta live) lo stesso non si può dire del sound. Una produzione curatissima, la migliore della sua carriera, porta dei suoni vari, belli grossi, mille effetti interessanti (soprattutto sulle chitarre). Abbiamo, in pratica, dei Nine Inch Nails europeizzati, con più melodia e meno disagio ( “Closer To The End”, “Impossible To Believe”). Ci sono dentro i Depeche Mode, i Bauhaus, visioni notturne anni ’80 miste al cyber anni ’90…ma la melodia del disco non sta in comodi ritornelli: i pezzi sono dilatati, e fanno comunque leva sull’atmosfera più che sull’impatto (“Sensation Of Guilt”). Non siamo mica a casa di Rob Zombie, insomma. Addirittura la parte più lunga del disco è esclusivamente strumentale, per farci viaggiare al limite della trance (“Sole Defeat”, “Thieving Bastards”, “Halo Of Arms”, tutte figlie della sua scimmia per i remix). Solo che invece delle paludi e dei deserti, ora Mortiis vi proietta nell’acidità cyberpunk urbana.

Una delle uscite più interessanti dell’anno. La struttura poco consona del disco potrà risultare ostica a parecchie persone, forse difficile digerire una parte strumentale così estesa…ma chi si aspetta dal norvegese determinate cose qui le trova tutte, alla massima potenza.

Marco Brambilla

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