James Blake – James Blake

4/5
Finalmente! Questo non è un disco, ma un vero e proprio viaggio all’interno di un mondo che solo pochi hanno avuto il privilegio di esplorare. James Blake è la rivelazione di questo 2011, osannato praticamente da tutti, che si tratti di stampa specializzata o meno, poco importa, lui è il nuovo Messia. Si scomodano paragoni

Finalmente! Questo non è un disco, ma un vero e proprio viaggio all’interno di un mondo che solo pochi hanno avuto il privilegio di esplorare. James Blake è la rivelazione di questo 2011, osannato praticamente da tutti, che si tratti di stampa specializzata o meno, poco importa, lui è il nuovo Messia.
Si scomodano paragoni forti e forse si potrebbe rischiare di bruciare questo giovane talento britannico, anche se i dati di classifica, per ora solo europei, non fanno altro che confermare come corretto questo presentimento.

Il disco, che potrebbe sembrare ostico ad un primo ascolto, si lascia invece scoprire poco a poco soprattutto per la ricchezza di sonorità racchiuse in produzioni musicali di tutto rispetto. Oltre al primo singolo “Limit To Your Love”, ballata elettronica sulla fugacità dell’amore, paragonato ad un celebre gioco adolescenziale, “Truth or dare?”, rendibile in italiano con “Obbligo o verità?”, una menzione speciale la meritano anche “The Wilhelm Scream”, “Why Don’t You Call Me” e la chiusura di “Measurement” che, assieme alla sopracitata, costituiscono ciò che di più riuscito si può trovare nell’album.
Difficile però trovare similitudini con altri artisti conterranei e/o contigui per genere musicale; l’unica ispirazione netta e distinguibile è quella derivante dagli studi di musica classica compiuti nell’età della giovinezza, il resto è ad interpretazione libera, ognuno può trovare e ritrovare parte di sé in quest’opera tanto quanto può trovare un pizzico di qualcosa appartenente ad altri.
Il percorso compiuto da Blake è nitido e simbolico di un continuo iperbolico crescendo che, si spera e glielo si augura, non ha intenzione di fermarsi né tantomeno di farsi fermare; l’unione di elettronica minimale, soul e arrangiamenti classici eseguiti al pianoforte si mescolano e si mettono in gioco continuamente nelle orecchie dell’ascoltatore che, ogni volta, si ritrova desideroso nel tentare a sentire una sfumatura nuova del disco.

Partendo dai tre EP rilasciati nel 2010 (“The Bells Sketch”, “CYMK” e “Klavierwerke”), ognuno dei quali aveva uno stile musicale differente, sommandoli assieme con molta cura e precisione nel maneggiare e miscelare gli elementi a disposizione, si ottiene questo “James Blake“, prodotto di un artista che, a soli ventidue anni, sta riuscendo a far partire una rivoluzione silenziosa, dove il soul incontra la musica elettronica, senza alcun tipo di vergogna, simbolo di un’ennesima (noiosa) barriera che va in frantumi. Spesso, tutto questo, non viene a nuocere; tutt’altro.

Federico Croci

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