Jamie Saft, Bobby Previte, Steve Swallow – The New Standard

New Standard 4/5
La primavera si è nascosta e l’estate tarda a infuocarsi. Sarà per questo che il disco culla la malinconia di un tempo sospeso tra stagioni spezzate come i ritmi dell’organo di Saft che si appoggiano sui groove perfetti di basso e batteria.

Jamie Saft, strumentista-tastierista e compositore newyorkese noto soprattutto come collaboratore di John Zorn e Merzbow, chiama a raccolta due autentici giganti del jazz. Sono Steve Swallow, uno dei massimi esponenti del basso elettrico, collaboratore di Carla Bley e Joe Lovano, e Bobby Previte, fenomenale batterista, partner di John Zorn, ma anche di Tom Waits e Wayne Horvitz. Il disco nasce da una decennale amicizia tra i tre, sfociata in un’unica sessione di registrazione dove il quarto protagonista è l’ingegnere del suono Joe Ferla che ha registrato il tutto rigorosamente in analogico. La musica è stata creata e improvvisata su una serie di idee. Come nei dischi di Coltrane, i musicisti sapevano che il pezzo avrebbe trovato il modo di finire, perché c’era pazienza, c’era spazio.

Nonostante queste tre eminenze siano tra i protagonisti dell’emisfero jazz meno standardizzato del pianeta, chi si sarebbe aspettato un lavoro virato verso l’avanguardia resterà deluso, ma sorpreso. Lo spettro degli ascoltatori jazz a cui i brani faranno fremere le corde emotive è molto ampio. Il titolo non mente, infatti, e i tre cercano davvero di creare degli standard classicamente jazz. A volte le geometrie sembrano semplici, prive di orpelli. Niente virtuosismi ma fraseggi, ballad rilassate, melodie struggenti, paesaggi blues attraverso le potenzialità del jazz, un pizzico di bop che si trasforma in swing, un richiamo al rock anni 70 e ai suoni di The Band.

La primavera si è nascosta e l’estate tarda a infuocarsi. Sarà per questo che il disco culla la malinconia di un tempo sospeso tra stagioni spezzate come i ritmi dell’organo di Saft che si appoggiano sui groove perfetti di basso e batteria.

Luca Freddi

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