Julie’s Haircut Ashram Equinox

Julie's Haircut Ashram Equinox 4.5/5
Quattro anni dopo “Our Secret Ceremony“, i Julie’s Haircut danno alle stampe “Ashram Equinox“. Lontani anni luce dal garage power pop degli inizi, da tempo hanno virato verso la sperimentazione psichedelica. Per il loro sesto album i modenesi scelgono di lasciare da parte le parole e il cantato per abbandonarsi interamente alla musica. Ma tranquilli,

Quattro anni dopo “Our Secret Ceremony“, i Julie’s Haircut danno alle stampe “Ashram Equinox“. Lontani anni luce dal garage power pop degli inizi, da tempo hanno virato verso la sperimentazione psichedelica. Per il loro sesto album i modenesi scelgono di lasciare da parte le parole e il cantato per abbandonarsi interamente alla musica. Ma tranquilli, non hanno scoperto in ritardo il post rock. Le sensazioni e la forza evocativa del disco vengono affidate alle parti strumentali e ai titoli dei brani. Già dopo aver letto il nome del disco qualcuno si è chiesto se avessero abusato di peyote venduto loro dalle mondine nei campi. Ashram deriva dal sanscrito e indica il luogo tradizionale della meditazione indiana ed Equinox, proviene invece dal latino. Insieme rimandano al tema che attraversa l’album, l’incontro degli opposti, il rapporto tra sé e l’universo, la tradizione orientale e il pensiero occidentale.

Negli otto brani ci ritroviamo immersi negli anni 70, spersi in qualche deserto arido progressive, incontriamo i Pink Floyd fermata Pompei, ci abbandoniamo alle derive kraut dei Can e alle suggestioni minimaliste. Architettato come una suite unica e infinita, il disco appare calcolato e ordinato come una catarsi a volte trattenuta. Ma scorre poi da orecchio a orecchio come un soddisfacente viaggio tutt’altro che mistico tra mantra sonori, pasticche trance, suoni liquidi e colori lounge.

Luca Freddi


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