Justin Timberlake The 20/20 Experience

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Justin Timberlake non ha mai realizzato davvero il suo potenziale. Fermi, posate le roncole. Ovviamente ci metterei la firma per avere la sua carriera, il suo talento, il suo stile e le donne che si è piallato. Diciamoci la verità però: lui è una Superstar, non si discute, ma chi se non lui avrebbe potuto

Justin Timberlake non ha mai realizzato davvero il suo potenziale. Fermi, posate le roncole. Ovviamente ci metterei la firma per avere la sua carriera, il suo talento, il suo stile e le donne che si è piallato. Diciamoci la verità però: lui è una Superstar, non si discute, ma chi se non lui avrebbe potuto raccogliere l’eredità di Michael Jackson, di Prince, ed entrare nella Leggenda? Eppure la sua carriera musicale sembra essersi fermata proprio sul più bello. Futuresex/LoveSounds (2006) è stata una bomba, consacrazione e maturazione definitiva per lui e l’amico Timbaland, e poi? Timbaland è finito in una spirale discendente (vedi Shock Values 2, vedi QUEL disco di Chris Cornell…) e Timberlake ha abbandonato la nave per dedicarsi ad una carriera da attore…diciamo onesta (per usare un eufemismo). Gli unici contatti di Timberlake con la musica in questi ultimi anni sono stati episodi d’autore e produttore che non hanno sicuramente lasciato il segno.

E’ quindi il nuovo The 20/20 Experience la seconda venuta del Messia del pop? No. Anche perché questo disco di pop ha ben poco. Non si balla, pochi ritornelli radiofonici, canzoni di media sui 7 minuti (!) e strutture complesse. Un disco non immediato e incredibilmente coraggioso, uno shock per il fan medio di Timberlake che si aspetta singolazzi a iosa. Questa è un’epica celebrazione del soul e dell’rnb, dove ogni pezzo è  più simile ad un cortometraggio: ci sono lunghe intro e lunghe code, cambi d’atmosfera, un sacco di strumenti diversi…. Che Justin sia riuscito nella sintesi perfetta tra cinema e musica? Forse il coraggio di Kanye West mostrato in My Beautiful Dark Twisted Fantasy è stato d’ispirazione. Justin è a suo agio e sfodera una prestazione piena di carisma (col santino di Prince in mano) e sempre convincente, rendendo –davvero- ogni pezzo un’esperienza. Sorpresona anche per l’apporto di Timbaland: grazie al cielo si trattiene con le sue tamarrate  si rinnova con un suono caldo e avvolgente, con arrangiamenti vari e ricchissimi (a volte anche troppo-pure le arpe, seriously?). Un sound decisamente analogico rispetto ai suoni secchi, freddi ed elettronici di Futuresex.

Insomma, è chiaro: se il precedente vi aveva sconvolto e ce lo avevate fisso in macchina per cuccare un casino, qua dovete cambiare tattica. Si spera che in questi anni siate maturati e abbiate capito che non si può sempre premere sull’acceleratore: si può anche rallentare, rilassarsi, prendere il proprio tempo, il proprio ritmo e creare la giusta atmosfera sul divano. Se vi aspettate il Timberlake di “SexyBack” e “Rock Your Body” vi spaccherete i maroni. Bravi tutti per il coraggio, ora aspettiamo con ansia la seconda parte (attesa per la fine dell’anno).

Marco Brambilla


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