Kasabian – Velociraptor!

kasabian velociraptor recensione 4/5
Due cose indiscutibili su “Velociraptor!“: il look dell’italobritannico Sergio Pizzorno è una delle cose più kitsch uscite dal Regno Unito negli ultimi anni; la nuova release dei Kasabian, ormai big thing della musica rock britannica, farà tanto rumore. Ascoltando “Velociraptor!” nella maniera più oggettiva possibile, il giudizio che emerge è più che buono: un disco

Due cose indiscutibili su “Velociraptor!“: il look dell’italobritannico Sergio Pizzorno è una delle cose più kitsch uscite dal Regno Unito negli ultimi anni; la nuova release dei Kasabian, ormai big thing della musica rock britannica, farà tanto rumore.

Ascoltando “Velociraptor!” nella maniera più oggettiva possibile, il giudizio che emerge è più che buono: un disco che è per loro il capitolo della svolta, capace di portarli, dal punto di vista della qualità, a un livello vicino a quello dell’omonimo debutto. La vera marcia in più è la capacità del quartetto di non fossilizzarsi in un determinato genere, ma di inserire varie sfumature nella proposta, creando così un lavoro davvero vario. Il sound, che emerge nella sua natura più pura in “Days Are Forgotten“, viene infatti contaminato da sonorità orientali (“Acid Turkish Bath“, la title track, “I Hear Voices“) e latine, beat elettronici (“Switchblade Smiles“), richiami alla musica del passato (“Let’s Roll Just Like We Used To“, “Goodbye Kiss“) e la beffa chiamata “Man Of Simple Pleasures” che sembra scritta dagli Oasis.

La qualità è piuttosto alta, a conferma del rispettabile talento di Pizzorno (autore di tutti i brani), con solo due episodi che fanno calare la media del disco (“La Fee Verte” e la conclusiva “Neon Noon” non sono proprio i migliori episodi del combo del Leicestershire). Dalla loro, però, i Kasabian hanno in canna quattro pezzi da novanta che hanno i numeri per diventare degli evergreen: “Days Are Forgotten”, “Velociraptor!”, “I Hear Voices” e “Switchblade Smiles”. Non a caso, tre degli ultimi brani citati sono già noti da tempo ai fan.

I Kasabian con questa nuova opera sono quindi diventati un nome di tutto rispetto della musica internazionale: pompati dalla stampa di settore britannica in maniera forse esagerata in passato, la band di Tom Meighan stupisce tutti con un disco dalla maturità sorprendente. L’unico nuovo gruppo inglese che, al giorno d’oggi, ha i numeri per radunare le enormi masse di pubblico con un sound ruffiano e di alto livello.

Nicola Lucchetta

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