Litfiba Grande Nazione
Recensito da Redazione Outune il
16 gen 2012

Quindi, dopo il reunion tour, le aspettative su “Grande Nazione” erano colossali. Rimarrà deluso chi si aspettava un approccio più profondo, una rilettura di coordinate stilistiche che comprendessero tutta la loro carriera o ancora chi pensava che Piero e Ghigo si prendessero la libertà di sperimentare o di (ri)provare a uscire dal proprio seminato. I Litfiba vanno veloci, aggrediscono con testi sì semplici ma diretti e chiarissimi nel loro intento di denunciare e disprezzare una realtà italiana che non può essere indigesta per chiunque conservi un minimo di senso civico nel proprio dna. Si capisce subito con l’up-tempo di “Fiesta Tosta” che i ritmi saranno sostenuti per tutto il disco e che si parlerà senza giri di parole (“Soldi facili sesso droga e Gesù Cristo…oh mamma! Siamo più felici sull’orlo del disastro, go go go go go go godimenti compulsivi da divi ah” [...] “Il bunga-bu, bunga-bu, bunga-bu si si dà da fare“). Certo “Squalo” col suo post grunge anche scontato se vogliamo, e due strizzatine d’occhio al Pelù solista con “Elettrica” e “Tra Te e Me” ce le godiamo anche, ma è con “Tutti Buoni“, “Anarcoide“, “Grande Nazione” e “Brado” che spacchiamo tutto, riscoprendo “El Diablo” nei sinistri licks che Ghigo piazza sapientemente qua e là e apprezzando un songwriting che ogni tanto regala guizzi di classe (“Lo stato no non è un’azienda, lo stato è ogni cittadino che pensa” – “Centocinquantuno anni di mafie e di massoni, centocinquantuno anni di raccomandazioni, noi siao il paese dei balocchi per i ricchi, repubblica basata sulla furbata incentivata“). “Luna Dark” appare a conti fatti uno dei momenti più deboli nonostante sia l’unico sprazzo dove la psichedelia di una volta torna a galla, mentre “La Mia Valigia” è un altro gran pezzo, più riflessivo e lento che richiama “Il Volo” e “Woda Woda” a seconda dell’interpretazione che vorrete assecondare.
Un consiglio: godetevi il nuovo Litfiba con un impianto degno di questo nome, cuffie di qualità e via dicendo, l’impatto è talmente violento e intenso che merita di essere lasciato libero di sfogarsi sin dall’opener, permettendo a una produzione made in Italy (Ghigo e Piero ovviamente) levigata col mixing e il mastering fatto negli States tra O-Zone Studio e gli Sterling (mica cotica) di sfondarvi le orecchie e di inondarvi di decibel e di onesta energia Rock. Fidatevi, è quanto di meglio possa capitarvi.
J.C.
Voto: / 5









