Litfiba Grande Nazione

4/5
Non poteva finire tutto con “Terremoto“. Il ritorno dei Litfiba con “Grande Nazione” spacca e travolge qualsiasi cosa. “Rockandrollabbestia” diceva Piero tra un pezzo e l’altro di “Colpo di Coda“, live sublime del 1994 che rappresentava la band di Pelù e Ghigo Renzulli all’apice. Da lì in poi, nonostante “Spirito“, “Mondi Sommersi” e “Infinito” allargarono

Non poteva finire tutto con “Terremoto“. Il ritorno dei Litfiba con “Grande Nazionespacca e travolge qualsiasi cosa. “Rockandrollabbestia” diceva Piero tra un pezzo e l’altro di “Colpo di Coda“, live sublime del 1994 che rappresentava la band di Pelù e Ghigo Renzulli all’apice. Da lì in poi, nonostante “Spirito“, “Mondi Sommersi” e “Infinito” allargarono moltissimo la base di fans dei Litfiba, nulla fu più come prima. Senza dimenticare il fatto che gli aficionados della prima ora erano già in contrasto con le sonorità più moderne degli anni novanta rispetto alla fase (dell’oro per molti) ottantiana della Trilogia del Potere che fece raggiungere ai Nostri picchi di creatività e di qualità mai più eguagliati. La fase “Toro Loco” e Cabo ebbero fortune differenti, ma la sensazione che ancora qualcosa da dire ci fosse era ben presente in tutti gli appassionati di quella che è di diritto tra le migliori eccellenze Rock italiane di tutti i tempi.

Quindi, dopo il reunion tour, le aspettative su “Grande Nazione” erano colossali. Rimarrà deluso chi si aspettava un approccio più profondo, una rilettura di coordinate stilistiche che comprendessero tutta la loro carriera o ancora chi pensava che Piero e Ghigo si prendessero la libertà di sperimentare o di (ri)provare a uscire dal proprio seminato. I Litfiba vanno veloci, aggrediscono con testi sì semplici ma diretti e chiarissimi nel loro intento di denunciare e disprezzare una realtà italiana che non può essere indigesta per chiunque conservi un minimo di senso civico nel proprio dna. Si capisce subito con l’up-tempo di “Fiesta Tosta” che i ritmi saranno sostenuti per tutto il disco e che si parlerà senza giri di parole (“Soldi facili sesso droga e Gesù Cristo…oh mamma! Siamo più felici sull’orlo del disastro, go go go go go go godimenti compulsivi da divi ah” […] “Il bunga-bu, bunga-bu, bunga-bu si si dà da fare“). Certo “Squalo” col suo post grunge anche scontato se vogliamo, e due strizzatine d’occhio al Pelù solista con “Elettrica” e “Tra Te e Me” ce le godiamo anche, ma è con “Tutti Buoni“, “Anarcoide“, “Grande Nazione” e “Brado” che spacchiamo tutto, riscoprendo “El Diablo” nei sinistri licks che Ghigo piazza sapientemente qua e là e apprezzando un songwriting che ogni tanto regala guizzi di classe (“Lo stato no non è un’azienda, lo stato è ogni cittadino che pensa” – “Centocinquantuno anni di mafie e di massoni, centocinquantuno anni di raccomandazioni, noi siao il paese dei balocchi per i ricchi, repubblica basata sulla furbata incentivata“). “Luna Dark” appare a conti fatti uno dei momenti più deboli nonostante sia l’unico sprazzo dove la psichedelia di una volta torna a galla, mentre “La Mia Valigia” è un altro gran pezzo, più riflessivo e lento che richiama “Il Volo” e “Woda Woda” a seconda dell’interpretazione che vorrete assecondare.

Un consiglio: godetevi il nuovo Litfiba con un impianto degno di questo nome, cuffie di qualità e via dicendo, l’impatto è talmente violento e intenso che merita di essere lasciato libero di sfogarsi sin dall’opener, permettendo a una produzione made in Italy (Ghigo e Piero ovviamente) levigata col mixing e il mastering fatto negli States tra O-Zone Studio e gli Sterling (mica cotica) di sfondarvi le orecchie e di inondarvi di decibel e di onesta energia Rock. Fidatevi, è quanto di meglio possa capitarvi.

J.C.


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