[Metalcore] Bleeding Through – Declaration (2008)

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Finnis Fatalis Spei – Declaration (You Can’t Destroy What You Can Not Replace) – Orange County Blonde and Blue – Germany – There Was a Flood – French Inquisition – Reborn from Isolation – Death Anxiety – The Loving Memory of England – Beneath the Grey – Seller’s Market – Sister Charlatan Pagina MySpace dei

Finnis Fatalis Spei – Declaration (You Can’t Destroy What You Can Not Replace) – Orange County Blonde and Blue – Germany – There Was a Flood – French Inquisition – Reborn from Isolation – Death Anxiety – The Loving Memory of England – Beneath the Grey – Seller’s Market – Sister Charlatan

Pagina MySpace dei Bleeding Through

 
In un genere nel quale basta mettere qualche breakdown e un ciuffo emo su un corpo quasi rachitico per ritrovarsi migliaia di fan, delle pagine tributo su MySpace e un paio di forum su Forumfree, i Bleeding Through arrivano con un frontman che sembra un Greg Puciato meno vitaminizzato (Brandan Schieppati, ndr) e un disco, “Declaration”, che contamina un genere con influenze ancora più estreme, dando, insieme ad altre band, una scossa ad un genere che è ormai la parodia di sé stesso.

Il disco parte in bomba, con un’introduzione, nella quale si ripesca la frase “Tonight we dine in hell” di 300. Poi tante mazzate, suoni enormi (e qui i soliti, meritati, complimenti a Mister Devin Townsend), breakdown, calci rotanti ovunque, parti nei quali sembra sentire i Dimmu Borgir in palla dal punto di vista compositivo (e i primi tre minuti del disco potrebbero far pensare di averlo messo sul lettore, un disco della band scandinava). In tutto questo casino, c’è spazio anche per la melodia, forse telefonata, nel singolo “Death Anxiety”, che si rivela una canzone ottima, nella quale salta fuori una quasi inedita faccia della band californiana. Un classico disco dei Bleeding Through, per i miopi che si fermano alle parti “da mosh”; una continua evoluzione, per quelli più “lungimiranti”.

I Bleeding Through, senza mezzi termini, sono una delle tre band più valide del movimento (le altre due sono Hatebreed e Killswitch Engage, fermandosi ad una concezione “statunitense” del genere), cosa confermata da questo disco, ma soprattutto in sede live. Certo, dischi come “This is love, this is murderous” restano capolavori inattaccabili, ma questa ultima fatica conferma l’alto valore di una band che merita molto di più ed entra, di diritto, tra i migliori dischi di questo 2008.

 
Nicola Lucchetta
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