[New Psichedelia] Earth – The Bees Made Honey In The Lion’s Skull (2008)

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Omens And Portents I : The Driver – Rise To Glory – Miami Morning Coming Down II (Shine) – Engine Of Ruin – Omens And Portents II : Carrion Crow – Hung From The Moon – The Bees Made Honey In The Lion’s Skull www.thronesanddominions.comwww.southernlord.com Pare che, anche grazie al clamore mediatico suscitato dal fenomeno


Omens And Portents I : The Driver – Rise To Glory – Miami Morning Coming Down II (Shine) – Engine Of Ruin – Omens And Portents II : Carrion Crow – Hung From The Moon – The Bees Made Honey In The Lion’s Skull

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Pare che, anche grazie al clamore mediatico suscitato dal fenomeno Sunn 0))) e dalla relativa etichetta discografica, la Southern Lord, gran parte del mondo musicale si stia accorgendo della grandezza di Dylan Carlson: non a caso, in questa ultima emissione targata Earth compare la chitarra di Bill Frisell in ben tre tracce. Roba maledettamente seria, insomma. Si tratta di un riconoscimento dovuto, se pensiamo che il Nostro ha praticamente inventato dal nulla un genere, il cosiddetto drone, che oggi è diventato così “cool” apprezzare e venerare. Se poi si aggiunge che Dylan ha avuto la capacità di andare oltre e di forgiare un altro stile assolutamente originale, allora abbiamo ormai acquisito la certezza di aver a che fare con un grande artista del pentagramma.

“The Bees Made Honey In The Lion’s Skull” rappresenta la prosecuzione del precedente “Hex” con altri mezzi: rimangono le atmosfere rarefatte, permane la voglia di rileggere Morricone e certo country di frontiera tramite un sound rock – oriented; ma i brani si fanno più concreti, meno astratti e ieratici, mentre il blues si fonde con la psichedelia come mai era successo prima. I frequenti interventi dell’organo hammond e del piano, sia elettrico sia acustico, parlano chiaro in proposito: il tentativo (riuscito, peraltro) è quello di sviluppare un nuovo suono genuinamente psichedelico, che tenga conto della lezione dei gruppi storici, ma che sappia anche sfruttare il lessico musicale sviluppato dai gruppi post – rock negli ultimi dieci anni. Ne scaturisce un amalgama fonico ora caldo e pastoso (Miami Morning Coming Down II), ora più cupo e ipnotico (Omens And Portents I e II, la title – track), in ogni caso sempre in grado di trasportare l’ascoltatore in immensi altipiani desolati e bruciati dal sole, privi di qualsivoglia presenza umana. Una mano alla riuscita finale del disco è data anche dalla produzione, curata in ogni minimo dettaglio e di una brillantezza eccezionale (mai gli Earth avevano potuto disporre, in passato, di suoni così bilanciati tra i vari strumenti). La splendida copertina, i cui colori ricordano quelle dei gruppi acid rock di quarant’anni fa, illustra graficamente le atmosfere che si assaporeranno nell’opera.

C’è poco da aggiungere: Carlson e soci si dimostrano per la seconda volta gli indiscussi sciamani del deserto, in grado di comporre musica che non ha eguali e che distanzia di parecchie lunghezze quella suonata dai loro epigoni odierni. Probabilmente questo album comparirà nella mia top 5 di fine anno.

S.M.

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