[Pop d’autore] Paolo Conte – Psiche (2008)

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  Psiche – Il quadrato e il cerchio – Intimità – Big Bill – L’amore che – Silvery fox – Bella di giorno – Velocità silenziosa – Omicron – Ludmilla – Leggenda e popolo – Danza della vanità – Coup de teathre – Così o non così – Berlino Sito ufficiale dell’autore Etichetta discografica Che

 

Psiche – Il quadrato e il cerchio – Intimità – Big Bill – L’amore che – Silvery fox – Bella di giorno – Velocità silenziosa – Omicron – Ludmilla – Leggenda e popolo – Danza della vanità – Coup de teathre – Così o non così – Berlino

Sito ufficiale dell’autore
Etichetta discografica

Che le vette della vena compositiva di Paolo Conte siano da cercare altrove è fuor di dubbio. Ma è anche innegabile che questo Psiche sia un disco di altissimo valore.
Ormai piuttosto lontano dal jazz, Conte si dedica al cantautorato puro, lavorando di lima per togliere il più possibile in fase di arrangiamento, creando pezzi estremamente scarni ma intensi e intimi.
Ci sono eccezioni, come le allegre Silver Fox e Danza della Vanità, nonché la brillante Velocità Silenziosa (“una bici non si ama, si lubrifica”, ricordatevelo), ma in generale il disco è incentrato su pezzi intimamente tristi, tra cui spicca l’atipica Omicron, sorretta da una base elettronica minimale decisamente inedita.
Ludmilla invece sembra quasi una cover da Canzoni a Manovella, in un notevole gioco di specchi tra maestro ed allievo, mentre Coup De Theatre pesca a piene mani dal repertorio del Conte più classico, ai limiti dell’autocitazione.
Insomma un disco fatto di canzoni ognuna con qualcosa da raccontare (pochi i pezzi sottotono, forse la sola Leggenda e Popolo) e che coinvolge in maniera crescente con l’andare degli ascolti grazie a una stoffa di autore che ha pochi uguali.

Samuele Rudelli

Paolo Conte col suo nuovo “Psiche” ci regala un album magnifico, che già al primo ascolto incanta ed emoziona per la sua magia ed intensità. Sfogliando il libretto dell’album troviamo dei bellissimi disegni dell’autore oltre ovviamente ai testi delle canzoni. In una nota è possibile leggere “Dedicato ai miei musicisti. Impareggiabili scudieri, dolci amici. P.C.”. Ascoltandolo ci imbattiamo in una magnifica serie di perle diverse.

Il lavoro inizia con la traccia-titolo “Psiche”, che è quasi un intro, una musica d’atmosfera ci proietta direttamente nelle viscere del disco e nella poesia ermetica di Paolo Conte, verso la metà del brano vengono cantate le uniche parole “Psiche sa/ leggere, scrivere/ pallida lampada araba”. La seconda traccia è la bellissima “Il Quadrato ed il Cerchio” che ci regala liriche come “… dico del mio silenzio indiano/ in un dialetto di lontani specchi/ e nuvole parlanti, è così/ che scrivo io …” accompagnate da una musica più ritmata. Una caratteristica propria di “Psiche” rispetto al resto della discografia contiana è l’uso di sintetizzatori che impreziosiranno molta parte del lavoro. Viene dato anche spazio ad Amore con brani come il sorprendente “Intimità” e “L’Amore Che”. In “Big Bill” viene invece presentato un personaggio nel modo tipico di Conte, un personaggio inafferrabile, ed è ancora poesia. Non manca un brano in inglese “Silver Fox” ed un altro in francese “Coup de Théatre” duettato, quest’ultimo, con una fantastica Emma Shapplin, voce sensuale, innocente, pulita, sfumata, quasi erotica, assolutamente incredibile. “Velocità Silenziosa” può forse ricordare musicalmente in alcuni brevi passaggi il classico “Elisir” ed a proposito di “Velocità Silenziosa” ha scritto lo stesso Conte che “un frammento fu usato come sigla delle trasmissioni TV sul Giro d’ Italia 2007 ed e’ ovviamente un’elegia alla bici” e noi possiamo aggiungere che non è certamente la prima. Altre perle dell’album sono la magnificamente circense e sbronza “Ludmilla”, uno di quei brani che verrebbe cantato bene da Vinicio Capossela, e la saltellante “Danza della Vanità”, che si apre con le parole “Traballerà tutto il palcoscenico/ si tingerà di un colore panico/ scatenerà un ritmo torrido/ debutterà la danza della vanità”. “Psiche” si chiude con le altrettanto splendide “Così o non così” e la ballata “Berlino”.

Finalmente un album che non si basa sul criterio: “due o tre brani di valore e il resto è contorno”! Questa fatica di Paolo Conte è invece un’autentica gemma preziosissima in ogni suo brano e nel suo insieme, un disco di rara bellezza.

Paolo Bianchi

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