The Secret – Solve Et Coagula

4/5
Terzo album per il quartetto di stanza a Trieste dei The Secret, “Solve Et Coagula” esce nientemeno che per Southern Lord, etichetta che non ha certo bisogno di presentazioni. Non ne sono sicuro, ma credo proprio che si tratti della prima band italiana a firmare per la label fondata da Greg Anderson e Stephen O’Malley.

Terzo album per il quartetto di stanza a Trieste dei The Secret, “Solve Et Coagula” esce nientemeno che per Southern Lord, etichetta che non ha certo bisogno di presentazioni. Non ne sono sicuro, ma credo proprio che si tratti della prima band italiana a firmare per la label fondata da Greg Anderson e Stephen O’Malley. In ogni caso tale ribalta è del tutto meritata, e si spera che possa contribuire a far sorgere parecchio interesse attorno ad un disco di gran valore davvero, il quale potrebbe proiettare i suoi autori nel giro ‘che conta’ della musica estrema.

Prodotto da Kurt Ballou (Converge), ormai vero e proprio deus ex machina del postcore più feroce e attiguo al grindcore, “Solve Et Coagula” atterrisce fin dalle prime note e non smette di menare calci in bocca per tutti i suoi 34 minuti di durata. Basandosi sul post hardcore e i suoi sviluppi, i The Secret mettono in note un teatro degli orrori che, per essere ancora più incisivo, ingloba al suo interno numerosissime influenze grind. Riferimento principale sono proprio i Converge, anche se rispetto agli americani i triestini appaiono meno frenetici e fratturati, puntando più che altro sulla capacità di creare un wall of sound cupissimo e della consistenza del titanio, anche negli episodi più veloci dell’opera. Altro complesso dal quale si prende sicuramente spunto è quello dei Trap Them, e non a caso a scrivere il macabro elogio dei Nostri sul sito della Southern Lord è proprio Ryan J McKenney. Dietro a tutto questo, incombe l’ombra minacciosa dei Brutal Truth, come sempre garanzia di qualità e vessazione sonica.

Una produzione praticamente perfetta e una chitarra a reazione nucleare esaltano ancor di più il lavoro, che tuttavia mostra la propria originalità soprattutto nei brani più lenti, ossia “Cross Builder” e “Bell Of Urgency”, in cui ci si avvicina ai territori del doom, dello sludge e persino di certo depressive black. Il primo costruisce la sua atmosfera angosciosa tramite un sibilo in crescendo ai confini del noise, sul quale s’inserisce una voce che urla putrescente e rintocchi di batteria al rallentatore, quasi funeral – doom, mentre il secondo è un lurido concentrato di Khanate, Sunn 0))), Teeth Of Lions Rule The Divine ed Electric Wizard riletti in prospettiva hardcore, ovvero più squadrati nella struttura sonora.

Nient’altro d’aggiungere, discone.

Stefano Masnaghetti

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