Primal Scream – More Light

4.5/5
More Light, l’ultimo disco dei Primal Scream, potrebbe essere descritto e liquidato in poche righe. Dietro ad una copertina impresentabile (una delle più brutte viste da diverso tempo) si nasconde l’atteso ritorno della band di Bobbie Gillespie, di fatto la loro migliore pubblicazione dai tempi del seminale Screamadelica e una delle migliori uscite britanniche degli

More Light, l’ultimo disco dei Primal Scream, potrebbe essere descritto e liquidato in poche righe. Dietro ad una copertina impresentabile (una delle più brutte viste da diverso tempo) si nasconde l’atteso ritorno della band di Bobbie Gillespie, di fatto la loro migliore pubblicazione dai tempi del seminale Screamadelica e una delle migliori uscite britanniche degli ultimi anni. Un ottimo risultato, per un gruppo che ha timbrato il cartellino del trentennale lo scorso anno.

A un lustro dal precedente Beautiful Future e con un Mani in meno, tornato negli Stone Roses, i Primal Scream fanno un vero e proprio salto di qualità dopo una decade di risultati incerti. E lo si era già intuito con i precedenti estratti pubblicati nei mesi scorsi, l’acida 2013 e l’inno It’s Alright It’s OK (con l’ultima che ricorda fin troppo un altro loro classico, Movin’ On Up). Anche negli altri pezzi la qualità resti alta, e non solo nei brani che li vede collaborare con icone come Robert Plant (che in Elimination Blues presta armonica e vocalizzi), Kevin Shields (lo vediamo su 2013 con la sua collega nei My Bloody Valentine Debbie Googe) e Mark Stewart (nella funk Culturecide) o grazie all’ottimo lavoro di produzione fatto da David Holmes, nome legato al mondo del cinema e scelto personalmente dal gruppo in cabina di regia.

Con More Light la band dà l’impressione di avere scelto di giocare in maniera coraggiosa, abbandonando la struttura classica dei brani e relegando i momenti più easy a sporadici episodi collocati nella fase centrale (sempre che, ad esempio, una Turn Each Other Inside Out e il suo basso post punk possa essere definita radiofonica…). Spazio quindi a sperimentazioni, sonorità orientali e latine, strutture complesse, l’amore mai nascosto per i Rolling Stones e, soprattutto, brani lunghi. Non è un caso che Gillespie e soci decidano di mettere subito in chiaro le cose con due tracce la cui durata complessiva supera i quindici minuti: More Light non è un disco facile da assimilare, sicuramente non sarà facile da riproporre dal vivo ma, pur essendo necessari più ascolti per cogliere tutte le sfumature, i livelli qualitativi sono sempre intensi ed altissimi.

Uno dei nomi più ingiustamente sottovalutati della scena inglese (la lista di act popular che si sono affermati più di loro negli anni è infinita) ha pubblicato uno dei dischi simbolo del 2013. Pur essendo di fronte ad un lavoro che non sarà destinato al ruolo di fenomeno di costume come fu a suo tempo Screamadelica, sono poche le band che, ai giorni nostri, riescono a guardare al futuro rimanendo ancorati al passato come i Primal Scream, e More Light lo dimostra. Di nuovo.

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